Sindaci in offerta

“Il Mestre, candidato sindaco alle elezioni amministrative di Eraclea nel 2016, [ha] sollecitato e quindi accettato la promessa di Donadio Luciano (dirigente dell’associazione mafiosa […]) di procurare voti […] ed in cambio dell’erogazione di utilità consistenti, tra l’altro, nell’approvazione di istanze amministrative di società e persone facenti capo al sodalizio mafioso […]”.

Con queste quattro righe che leggiamo nella recente ordinanza della procura antimafia di Venezia, cambia il modo con cui guardare alle mafie a nord est: non più solamente gruppi di affari impegnati nell’aprire canali utili al riciclaggio di denaro, ma organizzazioni impegnate in quello che le mafie hanno di più caro: il controllo del potere.

L’avvocato Mirco Mestre, figlioccio politico del ras Graziano Teso, si accaparra così, con il supporto della camorra, del centinaio di voti utili per prevalere sul rivale Giorgio Talon. La medesima cosa sarebbe accaduta sulla medesima linea di costa, ad un pugno di chilometri da Eraclea, a Lignano Sabbiadoro dove, secondo la denuncia contenuta nella recente relazione della Direzione nazionale antimafia, fra il 2011 e il 2012 in prossimità del voto comunale si assisteva ad un intervento organizzato di diversi nuclei familiari dalla Campania con l’obiettivo di eleggere l’allora vice-sindaco risultato primo fra gli eletti in Consiglio Comunale.

Ma la stessa cosa è accaduta a sempre durante le elezioni amministrative del 2016, a Caorle, quando, come abbiamo raccontato su queste pagine, mai smentiti, pochi giorni prima del termine previsto un collaboratore dell’immobiliarista Claudio Casella ha depositato presso l’ufficio elettorale una serie di richieste di iscrizione ai registri elettorali da parte di 60 persone di nazionalità rumena. Luciano Striuli, in quelle elezioni, è stato largamente confermato sindaco di Caorle e Casella ha visto la nomina di due assessori a lui vicini.

Tre episodi avvenuti nell’arco di cinque anni nel medesimo territorio: qualcosa di più di un segnale. Accedere al luogo delle decisioni è vitale per organizzazioni criminali che mirano al controllo di filiere economiche o di snodi commerciali. Spesso l’obiettivo è aumentare il proprio peso politico nelle trattative che hanno il Piano regolatore, e le varianti relative, il terreno di battaglia e il territorio come preda. Partecipare alla partita urbanistica.

Graziano Teso, incontrastato ras della politica in Veneto orientale e vicesindaco di Eraclea – secondo i magistrati della procura veneziana – combinerà anche lui i suoi accordi, in occasione delle elezioni del 2006, con il gruppo di Donadio mettendo “a disposizione del sodalizio il proprio ruolo di sindaco di Eraclea”. In cambio Donadio e soci metteranno a disposizione voti e denari e un lavoretto tipico del loro bagaglio di competenze: l’incendio dell’auto di Adriano Burato, avversario politico un po’ troppo scomodo ed intraprendente.

A questo punto una domanda, anche qui in Veneto si dimostra così permeabile agli interessi criminali? Se la politica viene spesso vissuta come un ruolo tra gli altri utile a mandare avanti gli affari allora le mafie, che sono soggetti attivi negli affari possono divenire attori tra altri, portatori di interessi, un po’ coloriti e chiassosi magari, ma interlocutori come tanti. L’intervento nella scena sociale e politica dei gruppi mafiosi nel Veneto orientale fanno pensare ad una normalizzazione del ruolo dell’attore criminale – di derivazione mafiosa o meno – nella scena politica.

D’altronde chi potrebbe fare da argine, magistratura a parte, a questa normalizzazione? I cicli di vita della politica locale sono basati su filiere corte, il minor peso dei partiti ha messo in evidenza la solitudine del nuovo ceto politico il ricorso più frequenti a relazioni amicali e parentali. Tanto più in questo territorio dove pochissime famiglie decidono successioni e scomuniche, ascese e cadute, in un circuito politico e d’affari sempre più intrecciato in un territorio che è economicamente esploso, in un paio di decenni, soprattutto grazie al boom dell’ edilizia legata al turismo. Ora è in qualche modo certificato che questo circuito di affari e politica ha coinvolto negli anni anche la criminalità organizzata. Come fosse un ingrediente normale e necessario.

 

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