I fili tra Eraclea e Caorle

I fili sono esili, ma in questa complicata selva che si dimostra il litorale veneto vale la pena seguirli. Facciamo qualche passo indietro: la Faecase srl è una società di Caorle nata nel 2008 e finita sotto i riflettori della magistratura emiliana nel 2013 perché scelta dal clan ‘ndranghetista emiliano/cutrese di Nicolino Grande Aracri come capofila per un affare importante: il cosiddetto “Piano Cutro”, cioè la costruzione di un parco eolico nella campagna cutrese realizzato grazie ai finanziamenti dell’Unione europea. Antonio Gualtieri uomo di fiducia di Nicolino Grande Aracri viene incaricato dal boss di occuparsi del «Piano Cutro».
«Per la presentazione del progetto viene individuata quale capofila, la società Faecase srl di Caorle (Ve) nel cui capitale sociale subentrerà il cutrese Raffaele Oppido – leggiamo in un’informativa dell’Arma dei carabinieri -, ciò per due fondamentali aspetti: il primo perché la Faecase è un’azienda sana il cui amministratore è l’imprenditore veneto Giovanni Niero; il secondo perché lo stesso Nicolino Grande Aracri sembra avere in maniera indiretta la titolarità di alcuni beni immobili della stessa società o di altra legata a Raffaele Oppido («…siccome lui ha degli appartamenti dentro… ha degli appartamenti dentro…là a Soave…»).
La Faecase ha sede a Caorle allo stesso indirizzo di Claudio Casella, imprenditore, primo amministratore della Faecase. Bene, sapete chi ha messo in moto la Faecase, insieme al Casella, nel lontano 2008? Samuele Faè, uno degli arrestati nell’inchiesta di questi giorni, accusato di essere un fidato esperto nel riciclaggio del denaro e “incaricandosi, in più occasioni, di procurare agli associati istituti di credito in Svizzera e nella Città del Vaticano nei quali versare somme di denaro anche in valuta estera oggetto di riciclaggio ed attivandosi direttamente per precostituire i conti bancari di appoggio”. Insomma, secondo la magistratura, Faè era un professionista prezioso a disposizione dell’organizzazione capeggiata dal boss Luciano Donadio. L’uomo d’affari venderà la sua quota a Claudio Casella che l’acquisterà attraverso la società Approdo srl.
Casella avrà poi altri motivi di contatto con il cutrese Raffaele Oppido: nel 2008, ha inizio il cantiere per 14 villette a Ottava Presa, una frazione di Caorle e il permesso di costruzione è richiesto dalla Nava Immobili srl di Claudio Casella, che a partire dall’ottobre 2010 affida i lavori del cantiere alla ditta Progetto Casa il cui amministratore unico è sempre Raffaele Oppido.
Claudio Casella non è in alcun modo indagato in questa inchiesta, ma gli inquirenti non mancano di rilevare i suoi contatti con Luciano Donadio ed in particolare il fatto che il centro scommesse aperto in centro ad Eraclea ed intestato al figlio Adriano “trae costanti guadagni soprattutto grazie alle ingenti puntate di personaggi albanesi e di Casella Claudio”. In un’altra occasione i magistrati veneziani sottolineano come Donadio comunichi a Casella “a modo di monito, di essere certo che nell’auto vi era una microspia”.

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