La vocazione al comando di Donadio

Noi qua facciamo quello che diciamo noi okay? E pure a Jesolo….”. Luciano Donadio, in compagnia del nipote Giacomo Fabozzi, uno degli addetti per  ai lavori “muscolari”, sta terrorizzando un ragazzo egiziano con cui il nipote aveva avuto un diverbio pochi mesi prima. E’ uno dei segnali che suggeriscono come Donadio estendesse la sua signoria territoriale oltre i confini di Eraclea, almeno nelle sue intenzioni.
A Jesolo il boss di Eraclea interviene per dirimere dispute interne al mondo dello spaccio di droga e così a Caorle. A Jesolo il dissidio era nato tra un gruppo di albanesi e il gruppo che faceva capo ad Umberto Manfredi, coinvolto nell’inchiesta. Quest’ultimo si era rivolto a Donadio in cerca di protezione. Il boss convoca Lisha Dafter, capo del gruppo albanese, e Umberto Manfredi imponendo una composizione dei dissidi.
A Caorle tal Taki, cittadino di origini macedoni, si rivolge a Claudio Donadio, figlio di Luciano, e a Giacomo Fabozzi lamentando che dopo una lite con Giuseppe Mirizzi, personaggio con alle spalle consistenti trascorsi di traffico di droga, gli sarebbe stato impedito di accedere a Porto Santa Margherita. Il tutto mentre Luciano Donadio è a colloquio con un personaggio molto noto alle cronache locali: l’imprenditore Claudio Casella. Il boss, quando gli viene riferito del diverbio, rassicura Taki che non corre nessun rischio. I magistrati nell’ordinanza di custodia cautelare scrivono senza mezzi termini che “il controllo del territorio è esteso alla zona di Caorle”.
Dagli episodi citati nell’ordinanza sembrerebbe che nelle cittadine limitrofe del litorale il controllo territoriale si limitasse ai traffici illeciti come lo spaccio. Non sembra emergere, per ora, a Caorle o a Jesolo, la capacità di interlocuzione con la politica che invece Donadio dimostra avere raggiunto, negli anni e con un certo successo ad Eraclea.
D’altronde l’espansione delle organizzazioni criminali avviene, anche nella aree contigue, prima di tutto attraverso i traffici illeciti, con il mafioso che si fa garante delle transazioni in ambienti dove i dissidi sono all’ordine del giorno e non si può certo invocare la polizia o la magistratura per sbrogliarli.
Da capire se Donadio e la sua organizzazione anche nelle cittadine vicine fosse riuscito ad uscire dal recinto dei traffici illeciti per approdare alla società che conta, compresa la classe politica. Comunque il boss non perde occasione per dimostrare e rendere riconoscibile la sua autorità e rivolgendosi a suo figlio racconta: “embè…ma io, comunque, non ti preoccupare che ho sempre comandato, a papà, senza offesa con nessuno, eh…perchè se non mi facevano comandare comandavo lo stesso…(ride)”.

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