Onda Palace: una storia strampalata ed inquietante

Sarebbe bene metterci una bella targa sul grattacielo dell’Interporto una volta ultimato, che ricordi, a mò di ammonimento, una delle più strampalate ed inquietanti avventure immobiliari che Padova abbia conosciuto. Un progetto pensato sull’onda del boom immobiliare, ma deliberato nel 2008, già nella risacca della crisi economica che ha sconvolto il pianeta. Al bando per l’incarico per condurre l’operazione partecipò solo Ge.Ma. srl di Prisco Manzo, figlio di Francesco Manzo. La Ge.Ma ricevendo l’incarico da Interporto, società pubblica, presidente Sergio Giordani, acquistò il 95% delle quote della Centro servizi Interporto srl. Il 5% rimase ad Interporto che progettava di occupare gli ultimi tre piani di una torre che si immaginava fosse “in grado di rappresentare anche formalmente l’importanza della struttura interportuale di Padova” come scrissero i progettisti.

Un fiore all’occhiello che presto appassì: nel 2013 i lavori si fermarono “in attesa del concretizzarsi di alcune opportunità commerciali” come leggiamo nel bilancio del 2012 di Interporto Padova Spa. Ma opportunità commerciali non se ne videro e l’unica cosa che si concretizzò fu l’indisponibilità della Cassa di Risparmio di mantenere fede al finanziamento del progetto. E così rimase la torre incompiuta.

Sarà poi nel febbraio del 2015 che tutti improvvisamente scoprirono il curriculum del protagonista di questa operazione: la polizia antimafia sequestra il patrimonio riconducibile a Francesco Manzo, salernitano, ma padovano da trent’anni, condannato per furto e truffa, associazione per delinquere, emissione continua di assegni a vuoto, sequestro di persona, minacce a Pubblico Ufficiale, porto illegale di armi e bancarotta fraudolenta. Il sequestro comunque non verrà convalidato dall’amministrazione giudiziaria e Manzo protesterà sempre la sua correttezza professionale ed integrità morale. Nel frattempo la società Centro servizi Interporto srl rimase nell’orbita familiare: prima con il cugino Giovanni Pecoraro e poi con il nipote Pasquale Ferraioli.

Quest’ultimo firma la richiesta di cambio di destinazione d’uso – essenziale per rimettere sul mercato un manufatto altrimenti vincolato a destinazione unicamente direzionale – che viene accolta dalla giunta padovana il 4 dicembre del 2018, sindaco l’ex presidente di Interporto, Sergio Giordani. Grazie alle rimostranze di Coalizione civica e di parte del Pd che contestarono l’operazione, la delibera non giungerà mai in consiglio comunale per l’approvazione definitiva. Quando, qualche mese dopo, venne reso noto che Pasquale Ferraioli era nipote di Francesco Manzo e che l’operazione continuava a gestirla l’onnipresente patriarca, l’amministrazione fece mea culpa e ritirò definitivamente la delibera.

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