oggi.h29Suona molto “padovana” l’interdittiva firmata ieri dal Prefetto di Verona Salvatore Mulas nei confronti della Commercial company srl di Legnago, provincia di Verona. L’azienda che opera nella produzione e distribuzione del pellet sarebbe di fatto controllata da Giuseppe La Rosa, residente a Megliadino San Vitale, nella bassa padovana, già luogotenente, e autista, fidato del boss di Cosa Nostra Balduccio di Maggio, capo del mandamento di San Giuseppe Jato. Non un picciotto qualsiasi. Residente a Padova fino al 2013 La Rosa, condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, non figura nell’assetto societario della Commercial company, dove invece risulta come amministratore il nipote. C’è da notare che anche tra i soci della Azzurra srl di Megliadino San Vitale – attiva nell’importazione ed esportazione di materiali da costruzione – compaiono alcuni famigliari di Giuseppe La Rosa, mentre giusto un anno fa lo stesso La Rosa cedeva per 30 mila euro le quote della Glc Europe, società di Este, specializzata nel commercio all’ingrosso e al dettaglio e l’import export di veicoli stradali in genere. La Rosa inoltre vanta una quota del 48, 98% nella società Iacona costruzioni di Montelepre provincia di Palermo.

Un aspetto che ha suscitato le preoccupazioni degli investigatori veronesi è la sua rete di relazioni: La Rosa infatti è accusato di aver partecipato ad una truffa in compagnia di Fortunato Multari, fratello del più noto Domenico, residente nella bassa veronese e che viene citato dal pentito di ‘ndrangheta Angelo Salvatore Cortese in questo modo: “come punto di riferimento non è manco distaccati, è dei fratelli Multari, qualsiasi problema uno si… si rivolgeva anche a loro: Domenico Multari, Fortunato…”. L’accusa è quella di aver preso in consegna merce che avrebbe dovuto arrivare ai legittimi destinatari all’estero ed averla invece rivenduta. L’organizzazione aveva a disposizione un capannone messo a disposizione, a Bonaldo Veronese, da Francesco Frontera, detenuto a Bologna, condannato a 8 anni e 10 mesi nel processo Aemilia e indagato nella recente operazione antimafia “Valpolicella”. E poi Federico Turrini, Giuseppe Zambrella e Patrick Halabica: tutti con alle spalle l’appartenenza comune all’organizzazione Aspide, la finanziaria con sede a Padova promossa da un gruppo di campani, specializzata nell’usura e nelle bancarotte fraudolente. I componenti della banda, compreso La Rosa, affronteranno in ottobre il processo che s’inaugura a Verona.

 

da il Mattino di Padova del 30 settembre 2017