Interdittiva antimafia Trissino

gaglioppoUna banale pizzeria per asporto in centro a Trissino cittadina dell’alto vicentino, salita alle cronache per l’avvelenamento da Pfas. Il Gaglioppo, questo il nome della pizzeria, rappresenterebbe in realtà un importante punto di riferimento per gli appartenenti alla cosca Farao e Marincola, originaria di Cirò nel crotonese, ma con importanti attività al centro nord, in particolare Lombardia e Umbria, nel campo delle estorsioni e del traffico di droga. La società che gestisce il locale ha ricevuto, un paio di settimane fa, un’interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Vicenza. Il titolare effettivo risulta essere Gaetano Aloe, figlio del vecchio capocosca, Nicodemo Aloe, ucciso nel 1987 nel corso di una sanguinosa faida. Anche se non ha raggiunto l’autorità ricoperta a suo tempo dal padre, Gaetano Aloe vanta comunque un curriculum criminale di un certo spessore essendo stato già condannato per porto abusivo di armi, produzione illecita di stupefacenti, truffa, appropriazione indebita, ricettazione, furto, minacce e violazione norme uso carte di credito. Aloe ha lasciato la Calabria da qualche decennio, ma avrebbe mantenuto forti legami con i vecchi ambienti tanto che attorno al locale sono stati notati più volte personaggi appartenenti alla cosca. In particolare Giuseppe Spagnolo (detto “u banditu”) che gli inquirenti ritengono essere “il braccio destro di uno dei capi dell’organizzazione criminale“ che per un certo periodo è stato fidanzato della sorella di Gaetano Aloe, la quale lavorava come dipendente nel locale. Spagnolo era spesso accompagnato da altri personaggi con alle spalle consistenti precedenti criminali in particolare nel campo del traffico di stupefacenti e delle estorsioni. Anche il figlio di Giuseppe Spagnolo ha lavorato come pizzaiolo nel locale gestito da Gaetano Aloe. Il pericolo paventato dagli inquirenti è che il locale possa funzionare da base logistica per l’insediamento dei traffici e degli affari della cosca nell’alto vicentino. Il gruppo criminale ha esercitato in passato un certo dominio nella fascia jonica cosentina nel campo del traffico degli stupefacenti fin quando non ha subito importanti arresti tra il 2006 e il 2010. Recentemente nella società che gestisce la pizzeria è entrata la fidanzata di Gaetano Aloe e la madre di lei, ma, secondo i dirigenti della prefettura vicentina, “le modifiche intervenute nell’assetto proprietario e gestionale della società in esame appaiono per i tempi e le modalità con cui sono state realizzate palesemente strumentali e finalizzate ad eludere le disposizioni in materia di rilascio della certificazione antimafia”. Insomma si sarebbe trattato di un goffo tentativo di copertura del ruolo dello “scomodo” Gaetano Aloe all’interno della società. L’interdittiva messa a segno nei confronti della società “Il Gaglioppo” segna un nuovo protagonismo da parte della Prefettura vicentina che sembra seguire l’attivismo di quella veronese.

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