avignone-giuseppeGli ambienti e gli interessi, secondo la polizia antimafia di Padova, sono rimasti quelli di un tempo anche se in carcere è entrato nel lontano 1977. Interessante notare come il vecchio boss Giuseppe Avignone abbia potuto incontrare in breve tempo a Padova una rete di pregiudicati appartenenti alla ‘ndrangheta calabrese. Un segnale che la dice lunga sullo spessore della presenza criminale nella città del Santo.

Giuseppe Avignone. L’ergastolo se l’è beccato per un omicidio commesso nel lontano 1975, mentre al 1977 risale uno scontro a fuoco con i carabinieri in cui persero la vita due appartenenti all’Arma, suo fratello e un altro parente. Boss della ‘ndrangheta di Taurianova, è in carcere a Padova dal 1977. La famiglia si è nel tempo radicata a Genova dove i figli Domenico, Salvatore e Guerino, tra un arresto e l’altro, hanno condotto i loro affari. Guerino in particolare sta scontando una condanna all’ergastolo a Sulmona. Il padre almeno in un’occasione ha espresso nei suoi riguardi particolare ammirazione – “mina più forte” – per la sua caratura criminale. Il più vecchio dei fratelli, Vincenzo si è trasferito invece in Germania dove ha aperto un ristorante.

Le nuove conoscenze. Con l’inizio del periodo di semilibertà e poi con la libertà condizionata, ottenuta nel gennaio di quest’anno, Avignone entra in contatto, in particolare, con Antonio Bartucca e Giovanni Spadafora. Quest’ultimo ha dei precedenti per estorsione, traffico di stupefacenti e una condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso. Una vita sul filo del rasoio quella di Spadafora: guidava l’auto del boss Antonio Dragone lo stesso giorno che fu ucciso, nel lontano 2004. Dopo il trasferimento in Veneto mantiene i contatti con i territori di origine e risulterebbe tutt’ora “responsabile della ndrina di San Giovanni in Fiore, vantando la dote, di un certo rilievo nella gerarchia criminale, di “camorrista di sgarro”. Antonio Bartucca, ascoltato dagli inquirenti, racconta direttamente ad Avignone della sua appartenenza e della sua affiliazione avvenuta a Reggio Calabria – e di fare riferimento al boss Salvatore Giglio.

La presentazione. Per accreditarsi con uno dei suoi nuovi referenti, Antonio Bartucca, si presenta come conoscente di Giuseppe Farao, boss della ndrina di Cirò – per altro, secondo recenti indagini, attiva nell’alto vicentino – e di Salvatore Giglio (ai vertici della’ndrina di Strongoli). Due personaggi che Avignone aveva effettivamente conosciuto in carcere a Padova. Insomma deve esibire le credenziali visto che è “fuori piazza” da un po’. Ma l’uomo ha un buon pedigree e Bartucca racconta di essersi “messo a sua disposizione”.

I luoghi. Gli incontri tra Avignone e i suoi nuovi conoscenti non sono sporadici: tra maggio del 2015 e aprile del 2016 si contano almeno 15 incontri avvenuti in particolare al Baretto di Busa di Vigonza o davanti al piazzale della ditta di trasporti B&B sempre a Vigonza. Alcuni incontri sono avvenuti nello studio di un avvocato di Vigonza.

Gli affari dei suoi amici. Giovanni Spadafora viene trovato il 25 marzo del 2016 con un chilo di hashish nel bagagliaio della macchina nel parcheggio dell’Ikea assieme al calabrese Pasquale Pullano. Spadafora aveva incontrato Avignone solo una settimana prima. Quindici giorni dopo vengono arrestati anche Antonio Bartucca e Lorenzo Ceoldo di Vigonza. Anche per loro l’accusa è di detenzione e spaccio di droga e possesso di armi. In un capannone della zona industriale a Vigonza i tre gestivano un traffico di cocaina, hashish e marijuana. L’arresto arriva in seguito ad un’inchiesta della procura antimafia di Trieste. Secondo la procura triestina il giro d’affari del traffico di sostanze stupefacenti era di almeno 400 mila euro l’anno.

La frequentazione degli arrestati anche a ridosso delle operazioni di polizia e, soprattutto, per i contatti trattenuti anche dopo gli arresti con la compagna di Spadafora, ha convinto i magistrati del coinvolgimento di Avignone negli affari del gruppo.

L’inchiesta. Negli uffici di via Astichello, sede della Dia per il nordest, sono fiduciosi che i recenti arresti e la revoca della libertà condizionata per Giuseppe Avignone rappresentino solo la prima parte di un’inchiesta più complessa che vedrebbe al centro non solo il traffico di droga, ma la fabbricazione di fatture false per operazioni inesistenti grazie all’utilizzo di “cartiere”, una pratica consolidata per le reti ‘ndranghetiste. Pratica che richiede la consulenza di professionisti disponibili.

Nell’ultimo rapporto semestrale della Dia, viene citata espressamente Padova come luogo dove “nel tempo sono state rilevate, infatti, qualificate presenze di soggetti ‘ndranghetisti”.

pubblicato da il Mattino di Padova 28 novembre 2017