Interdittiva padovana contro Giuseppe La Rosa

“Questa la incorniciamo” scandisce un dirigente della Dia. E’ grande la soddisfazione negli uffici della polizia antimafia di via Astichello a Padova per la prima interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura padovana. La R.M. Trasporti srl di Megliadino San Vitale di cui l’amministratore effettivo era Giuseppe La Rosa – un “picciotto” di un certo spessore, secondo gli inquirenti – è stato il primo colpo messo a segno dal rinnovato gruppo interforze che lavora sotto la regia della Prefettura e ricostituito dopo un lungo periodo di inattività. Per emettere il provvedimento è sufficiente dimostrare il “tentativo di infiltrazione” e non occorre dimostrare aldilà di ogni ragionevole dubbio il compimento del reato come nel caso di una sentenza di tribunale. Tuttavia occorre compiere indagini approfondite e acquisire una importante conoscenza del tessuto economico. Ed è proprio questo il compito del gruppo interforze costituito da carabinieri, polizia, guardia di finanza e Dia.

A far da apripista in Veneto nell’utilizzare l’interdittiva antimafia è stata la Prefettura di Verona che sotto la guida del prefetto Salvatore Mulas che ha emesso dodici interdittive in due anni nei confronti di altrettante attività economiche e commerciali del veronese assurgendo a vero e proprio presidio antimafia – un po’ isolato a dire il vero – della provincia scaligera. A ruota è seguita la prefettura di Venezia che ha colpito, nel dicembre del 2016, un’impresa del noto imprenditore Antonio De Martino, Vicenza che ha preso di mira, recentemente, un piccolo esercizio commerciale dell’alto vicentino e, in questi giorni, Padova.

L’adozione del provvedimento implica grande autonomia decisionale da parte della singola prefettura e per questo da luogo a luogo ci possiamo trovare di fronte a situazioni molto differenziate.

L’interdittiva padovana ha comunque avuto un qualche effetto anche in Sicilia dove la R.M. Trasporti era titolare, dopo la cessione di un ramo d’azienda da parte della ditta Giordano Gerlando, di una convenzione con il comune di San Cipriello, provincia di Palermo – dove La Rosa ha ancora diversi interessi – per l’utilizzo di un capannone che sorge, ironia della sorte, nell’insediamento produttivo intitolato ad un grande antagonista delle mafie, ed ucciso dai mafiosi, come Libero Grassi. Dopo l’emissione dell’interdittiva da parte della prefettura padovana l’amministrazione comunale di San Cipriello ha rescisso la convenzione.

 

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