Tre inchieste in quattro mesi hanno messo in luce le dinamiche del saccheggio dell’ambiente in questa regione. È della scorsa settimana l’inchiesta della Procura di Venezia che ha portato agli arresti domiciliari Fabio Fior, dirigente della Regione Veneto, e all’obbligo di dimora per due imprenditori del settore dei rifiuti. Venti gli iscritti nel registro degli indagati tra cui ex assessori regionali, sindaci, funzionari e imprenditori.

Il 25 settembre venivano arrestati i vertici della Ecolando per traffico illecito di rifiuti. L’inchiesta è coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Venezia e condotta dal corpo forestale dello stato del Veneto. Perquisita la sede della Akron del gruppo Hera, colosso emiliano/veneto dei servizi, in quanto ritenuta nella disponibilità delle attività di Ecolando.

Nel luglio di quest’anno viene arrestato per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti Sandro Rossato titolare della “Rossato Fortunato” di Pianiga, provincia di Padova. L’ordinanza di arresto proveniva dalla procura antimafia di Reggio Calabria nel quadro di un operazione contro la famiglia ‘ndranghetista degli Alampi. Rossato era già stato arrestato, sempre per i collegamenti con la famiglia Alampi, nel 2007.

Tre vicende distinte, che riportano però in evidenza, per chi volesse tenere gli occhi aperti, il problema della gestione dei rifiuti, del business che l’accompagna e della fragilità della Pubblica Amministrazione nel controllo. Ci si preoccupa soprattutto dell’operatività delle imprese criminali, ma si rischia di perdere di vista il funzionamento (o meno) di istituzioni, amministrazione, politica, controllori, ispettori. Lo ripetiamo da tempo come Osservatorio ambiente e legalità: la minaccia non viene tanto dal mondo del crimine, ma dal sistema caratterizzato da acquiescenza, malafede e corruzione morale e materiale che alligna all’interno delle istituzioni.

Secondo l’ipotesi accusatoria della procura Fior, membro della Commissione di Valutazione d’Impatto Ambientale e della Commissione Tecnica Regionale dell’Ambiente, suggeriva alle ditte che richiedevano autorizzazioni per progetti di impianti di trattamento rifiuti o discariche di farsi incaricare come collaudatore. In questa veste suggeriva le modifiche necessarie a concludere l’iter della pratica. Per questo servizio il dirigente si faceva pagare «compensi sproporzionati rispetto all’attività svolta» ma promettendo «una sorta di protezione istituzionale». Colpisce che ad approfittare di questo oneroso «servizio» – un vero e proprio taglieggiamento secondo quanto emerge dalle carte giudiziarie – siano state anche società pubbliche come la Sesa di Este o la Etra di Cittadella. Per poter condurre questo molteplice ruolo Fior avrebbe goduto di coperture istituzionali garantite dal dirigente all’ambiente Roberto Casarin e dall’ex assessore Renato Chisso.

Sempre secondo la Procura Fior compariva inoltre come «socio occulto» in alcune società che venivano nominate, grazie ai suoi incarichi e le sue influenze in Regione, come «terzi controllori» delle società operanti nel campo dei rifiuti. L’istituto del «terzo controllore», da un paio d’anni cancellato, era una particolarità tutta veneta per cui le ditte si rivolgevano ad alcune società per effettuare i controlli previsti dalla normativa. Con questo istituto di fatto i controllori erano clienti dei controllati.

L’Ecolando aveva subito diversi procedimenti penali in questi anni: l’ultimo aveva portato al sequestro degli impianti. L’azienda padovana aveva da poco ottenuto l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) da parte della regione Veneto dopo che lo stabilimento era stato sequestrato per una precedente indagine. «Saranno da riesaminare i criteri con cui la Regione Veneto ha rilasciato l’autorizzazione alla gestione e trattamento dei rifiuti» ha dichiarato all’indomani degli arresti Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto. Da sottolineare come l’operazione abbia preso il via da una segnalazione – rilanciata dall’Osservatorio ambiente e legalità – dell’ottobre 2012, dei vigili urbani di Treviso che rilevarono la truffa operata da Ecolando: fatture gonfiate per la raccolta degli ingombranti a cui veniva imputato un peso maggiore di quello reale. La truffa non era stata denunciata dai vertici di Treviso Servizi [controllata al 100 per cento dal Comune] che gestisce la raccolta dei rifiuti.

Fabio Fior, con il cambio di amministrazione regionale, aveva perso negli ultimi anni un po’ del suo potere. Ma il sistema che ha alimentato il malaffare in veneto sembra lontano dall’essere smantellato: ancor oggi, come ha denunciato l’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente Veneto, molti dei componenti della commissione regionale di valutazione d’impatto ambientale [Via] hanno interessi rilevanti in progetti che vengono presi in esame dalla commissione.

Sciogliere la commissione regionale Via coacervo di conflitto d’interessi: ecco un provvedimento urgente che potrebbe essere preso anche domani. Altrimenti non rimane che aspettare il prossimo arresto.

da Ecopolis 16 ottobre 2014