E’ la corruzione la parola chiave del rappporto semestrale della Dia (II semestre 2015)  fresco di stampa (vedi qui).

Riguardo al Veneto gli investigatori (ri)segnalano la presenza della ‘ndrangheta e, in particolare, “gli insediamenti più significativi sono registrati in alcuni paesi della provincia di Verona (parte bassa e confini con la Lombardia) e nel basso vicentino dove propaggini criminali di Cutro (KR), Delianova (RC), Filadalfia (VV) e Africo Nuovo (RC) opererebbero attraverso ditte del settore edile”.

Riguardo alle modalità operative vengono prese ad esempio due inchieste: l’operazione “gambling” nel corso della quale due avvocati, un padovano e un veneziano, sono stati accusati di costituire società nei paradisi fiscali al fine di riciclare il denaro della cosca Tegano (se ne parla qui).

L’altra inchiesta, coordinata dalla procura di Venezia, ha riguardato un importante traffico di cocaina gestito da una cosca ionica in cui un ruolo di rilievo rivestivano alcuni ndranghetisti residenti nel veneziano (ne abbiamo parlato qui)

L’aspetto però più interessante, a nostro parere, riguarda la descrizione delle modalità operative. E qui la corruzione gioco un ruolo determinante, in grado di “creare l’humus ideale per far permeare la mafia”. E’ sempre forte, a detta degli investigatori antimafia, l’interesse per la Pubblica Amministrazione sia per intercettare risorse, sia per condizionare interi comparti economici grazie alla costituzione di cartelli di imprese utili per concorrere, attraverso offerte pilotate, agli appalti pubblici (un esempio forse ci viene dal Friuli Venezia Giulia qui).