Un “locale” di ndrangheta a Monfalcone in provincia di Gorizia. Questa la notizia emersa dal confronto tra Giuseppe Iona, imprenditore calabrese residente da anni in Friuli, e un collaboratore di giustizia residente in Lombardia che in passato avrebbe operato con l’organizzazione facente a capo a Iona in particolare nel campo del traffico di stupefacenti e di armi.

Per questo a carico di Iona, e per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, sarebbe aperto un procedimento per 416 bis, associazione a delinquere di stampo mafioso.

Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016, segnala oggi il Fatto Quotidiano, il presidente vicario della Corte d’Appello di Trieste Alberto Da Rin aveva indicato la “It Costruzioni generali” di Monfalcone, di proprietà di Martino e Antonio Iona e di Teresa Antonella, come soggetto monitorato delle forze dell’ordine, definendo esplicitamente la stessa famiglia Iona come “costituente l’omonima associazione a delinquere di stampo mafioso “Ndrina” di Belvedere di Spinello, che è radicata ed opera in provincia Gorizia, nel ramo del trasporto e movimento terra”.

L’impresa che vede protagonista la famiglia Iona è, per altro, coinvolta in un’inchiesta che ipotizza una truffa da 800mila euro sui lavori di sbancamento nell’area portuale di Trieste. La tesi avanzata dall’accusa è che siano stati fatti lievitare i costi dell’operazione di sbancamento facendo risultare la presenza di aminato in realtà inesistente. Il prezzo dell’intervento sarebbe così lievitato passando da 150mila a 800mila euro.

Nel dicembre del 2015 Antonio Iona, insieme ad altri 34 impreditori, è stato rinviato a giudizio per una serie di turbative d’asta nell’ambito di appalti pubblici per opere realizzate nelle province di Udine, Pordenone, Gorizia e Treviso. L’inchiesta, partita nel 2010 da Gorizia, condotta dalla Guardia di finanza, aveva passato al setaccio appalti, in tesi accusatoria truccati, per quasi 3,5 milioni di euro: dalla costruzione di chilometri di piste ciclabili, alla manutenzione di strade forestali e provinciali e dai lavori agli impianti sportivi, alla realizzazione di nuove ecopiazzole.

Segnaliamo, a corredo, che nel gennaio del 2014 un rogo di origine dolosa ha distrutto il parco mezzi della Trans Ghiaia, ditta in provincia di Pordenone che si occupa di scavi, demolizioni, autotrasporti e fornitura di inerti.