L’immagine, con tutta probabilità, la conoscete. E’ stata pubblicata qualche giorno fa (qui) dal Fatto Quotidiano.it e ritrae il sindaco Tosi abbracciato – è il periodo della campagna elettorale per le regionali del 2015 – ad Antonio Giardino, imprenditore residente a Sommacampagna, in provincia di Verona, ed originario di Crotone (al loro fianco Niko Cordioli, supporter politico di Tosi)  .

La famiglia Giardino è nota alle cronache giudiziarie (Antonio risulta indagato insieme a diversi esponenti della sua famiglia accusati di estorsione, truffa e riciclaggio), mentre il sindaco di Verona ed esponente del movimento politico Fare!, ha sempre smentito di avere mai conosciuto esponenti dei Giardino.

La foto è la rappresentazione plastica di un diluvio di documenti, indagini, dossier e denunce sui rapporti “spericolati” intrattenuti da Tosi e la sua amministrazione con imprenditori e faccendieri ritenuti (o riconosciuti) contigui od organici alla ‘ndrangheta  (per un utile compendio vedi qui).

Nel 2017 a Verona si vota. Il segretario provinciale del Pd Alessio Albertini è stato eletto sindaco di Belfiore accogliendo in lista un esponente tosiano. Ha recentemente dichiarato che il Pd non deve presentarsi isolato, ma allargarsi a forze diverse “costruendo uno schiaramento largo e aperto. Dove il Pd viene percepito come troppo isolato e a sinistra non ce la fa”. Per fare le allenze ci sono delle discriminanti, ci mancherebbe: legalità? trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica? attenzione al sociale? programmi sensati? No, Albertini è perentorio: “il nostro target (sic!) sarà chi voterà ‘si’ alle riforme”.

Tosi ha già dichiarato che farà campagna per il si al referendum sulle riforme costituzionali.

Il Pd avrà le sue ragioni nel cercare l’alleanza con Tosi alle prossime elezioni amministrative: arruolerebbe un altro pezzettino di centrodestra nel suo schieramento, aumenterebbe le probabilità di vincere a Verona (realtà importante) e la manciata di senatori di Fare! continuerebbero a garantire (già lo fanno) al governo dei voti decisivi. D’altronde Tosi non è condannato e nemmeno inquisito. Foto in campagna elettorale se ne fanno montagne e con chi capita, capita. Bene. Va tutto bene.

Non sarebbe un crimine allearsi con Tosi. Si tratterebbe di una politica “moralmente neutrale”, attenta alla correttezza delle procedure (Tosi non inquisito, quindi specchiato), agnostica riguardo alle finalità ultime del proprio agire (che cosa condivido con Tosi sui beni comuni o sui diritti?), indifferente alla valutazione sulla concretezza dell’operare (Tosi dal punto di vista amministrativo è un disastro), ma attenta alla realizzazione dei risultati (vincere alle elezioni e acquisire potere).

Questo modo di fare politica approfondisce faglie nella convivenza civile, indebolisce l’appassionarsi dei cittadini alla cosa pubblica e affievola la voglia di spendersi nei doveri della cittadinanza. Il prodotto di tutto questo non è per forza una società mafiosa, ma sicuramente qualcosa di triste e sordido. Davvero un capolavoro di antimafia, non c’è che dire.