L’imprenditoria dal fiato corto un ambiente ideale per gli usurai

Dall’oscura matassa degli affari in Veneto dei fratelli Bolognino e del loro entourage emergono nuovi fili. L’oscura matassa sono i diversi affari e servizi che il gruppo intrecciava con pezzi dell’imprenditoria veneta. Il solido argomento per realizzare gli affari erano i soldi da ripulire provenienti dalla miriade dei business della cosca di riferimento, Grande Aracri, presente a Cutro, Calabria, come in Emilia. Prestiti a strozzo i servizi che il gruppo poteva elargire ad imprenditori in difficoltà.

L’ambiente era ricettivo. I Bolognino, in Veneto, a Rosà – una villetta con giardino, niente di particolarmente appariscente – ci vivevano, e l’ambiente dove hanno coltivato le loro relazioni è quello sempre più ampio e affollato dell’imprenditoria con il fiato corto: imprenditori attivi nei settori più colpiti dalla crisi e più a rischio di sopravvivenza, soprattutto quelle di dimensioni ridotte e maggiormente esposte alla concorrenza, o attive in settori che hanno accusato di più i contraccolpi della recessione, come ad esempio nella filiera dell’edilizia.

La magistratura veneziana riguardo a questa vicenda ha spesso lamentato la difficoltà nel trovare aiuto negli imprenditori non troppo disponibili a collaborare con la magistratura anche quando figurano nel ruolo di vittime ed hanno passato dei brutti quarto d’ora avendo a che fare con personaggi come Antonio Mangone che per convincere gli interlocutori utilizzava argomenti di un certo peso, diciamo.

Il problema è che non sempre per le vittime è conveniente denunciare di essere usurati. Lo sottolinea una recente ricerca dell’Università Bocconi svolta su decine di casi di questo tipo: i controlli, anche fiscali, conseguenti alla denunciano disincentivano molte imprese a rivolgersi alle autorità. Un elemento molto importante questo per comprendere il perché spesso usurati ed usurai risultano interessati a non rompere il rapporto, tendendo a un reciproco equilibrio.

Non è raro verificare – non si tratta di questo caso – come entrambi, usurati ed usurai, condividano, oltre all’ambiente di provenienza, esperienze simili come casi di evasione fiscale, di reati contro il patrimonio o della bancarotta fraudolenta.

Da queste vicende sono passati diversi anni, ora il clan Grande Aracri si sta leccando le ferite dopo l’ondata di arresti che l’ha ridimensionato e anche il gruppo dei fratelli Bolognino ha di fronte a sé diversi anni di carcere. Non siamo così sicuri che invece le questioni di fondo che hanno reso particolarmente fluide ed allettanti le proposte del gruppo mafioso siano venute meno.

Sono poco meno di 176.400 le imprese italiane che si trovano in sofferenza da quanto leggiamo in una analisi studio del Centro studi della Cgia di Mestre del settembre del 2011. Il venetissimo scandalo delle banche popolari ha reso evidente quale fosse il meccanismo di accesso al credito per cui più che alla qualità del progetto imprenditoriale si badava alle relazioni giuste del beneficiato, con buona pace delle regolamentazioni internazionali.

Insomma se l’ambiente aiuta, un Bolognino o un Mangone che facciano il loro lavoro li si trovano sempre.

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