Le frequentazioni padovane di Antonio Giardino

Volteggiava su Padova già da un paio d’anni nel 2018, quando era stato arrestato in seguito all’operazione Fiore Reciso, Antonio Giardino, detto totareddu, protagonista della recente inchiesta della magistratura veneziana perché ritenuto a capo di un’organizzazione ‘ndranghetista nel veronese. Le sue frequentazioni padovane furono notate dagli inquirenti della Dia: con Giovanni Spadafora, Giuseppe Avignone e Angelo Bartucca, quest’ultimo residente nella città del santo da una decina d’anni, avevano messo in piedi alcuni business tra cui un traffico di droga che faceva riferimento ad un capannone nella zona industriale di Vigonza.

Antonio Giardino nel gruppo era quello che manteneva anche i contatti i gruppi di Isola Capo Rizzuto e per questo Antonio Bartucca si rivolge, con una certa deferenza, a lui per intraprendere il traffico di droga da far arrivare dalla Calabria e smerciare nel padovano e nel veneziano. In seguito all’inchiesta padovana Antonio Giardino, malato da tempo, non resterà in carcere, ma in ospedale a Negrar dove gli inquirenti avranno modo, come apprendiamo dalle carte dell’inchiesta, di saggiare la sua leadership, captando le conversazioni e le direttive che dava dal suo letto d’ospedale.

Antonio Giardino è parte di una storia criminale vecchia di più di vent’anni di cui si è resa protagonista un esteso gruppo composto da tre nuclei familiari che portano il medesimo cognome, due originari di Isola Capo Rizzuto e, uno di Papanice, frazione del comune di Crotone ad alta densità mafiosa.

I tre nuclei dei Giardino si sono attivati congiuntamente, ed insieme a diverse altre famiglie originarie del crotonese e dai curriculum non edificanti, in diverse occasioni, ma in particolare in occasione della campagna elettorale per le elezioni amministrative che portarono alla rielezione di Flavio Tosi alla guida del Comune di Verona. Già negli anni ’90 parte della famiglia è protagonista di un inchiesta della magistratura scaligera significativamente denominata Clean Garden che riguardava diverse attività come traffico di droga e rapine. Assieme al suo “attendente” Pasquale Pullano, tra il 1998 e il 1999 era stato arrestato perché imponeva nei locali pubblici del veronese slot machines truccate di cui riscuotevano le vincite. Per non parlare del traffico di droga e le rapine di cui si sono resi protagonisti in tutti questi anni.

Secondo gli inquirenti Antonio Giardino manteneva i contatti con le famiglie rimaste in Calabria ed era addetto, all’interno della vasta famiglia, tra le altre cose, all’assistenza dei parenti detenuti. Compito senz’altro gravoso: basti pensare che l’altro nucleo familiare denominato Giardino, capostipite Domenico, residente a Sona, nella zona del lago di Garda e composto da 10 figli, cinque di questi sono stati in questi anni in carcere per reati come estorsione, usura e rapina. Malgrado queste vicissitudini molti membri della famiglia esternano un forte sentimento religioso essendo fedeli di un culto evangelico molto diffuso a Isola Capo Rizzuto.

Attivi nell’economia ufficiale, in particolare attorno al nucleo familiare di Sona ruotano decine di imprese dedicate soprattutto all’attività nell’armamento ferroviario dove le loro società risultano spesso lavorare in subappalto con la Gcf, una delle più importanti ditte italiane nel campo delle ferrovie. Recentemente il ramo italiano della Commercial Compact, di cui Vittorio Giardino – fratello di Alfonso, di Marco e di Antonio, detto il marocchino, tra i protagonisti della recente inchiesta – è l’amministratore delegato della casa madre slovacca ha avuto l’interdittiva antimafia dalla Prefettura di Bari. Ma i nostri non si sono persi d’animo e hanno messo in piedi due nuove società: Sald Ferr e Linee Fer con unità operative a Verona.

In realtà l’alone criminale della famiglia Giardino è risaltato soprattutto al nord, i Giardino, benché legati da vincoli parentali a blasonate famiglie criminali come i Nicoscia e gli Arena, nella loro area di provenienza non sono stati riconosciuti come una famiglia mafiosa, come apprendiamo da questo brano tratto da un’informativa della Dia di Catanzaro: «la famiglia Giardino agli atti di questa sezione operativa non risulta essere organicamente intranea alle cosche di ’ndrangheta operanti nel territorio di Isola Capo Rizzuto». Per arrivare ad un documento ufficiale che collegasse i Giardino con la criminalità organizzata occorrerà attendere il 1 giugno 2017 quando Salvatore Mulas, allora prefetto di Verona, firmerà l’interdittiva antimafia nei confronti della Nicofer importante società condivisa tra i Giardino e i Nicoscia. Il mancato riconoscimento della loro appartenenza li ha agevolati nei contatti con il mondo politico ed imprenditoriale veneto. Ambiente dove per altro le loro pratiche sono risultate spesso mimetiche, e non conflittuali, rispetto alle diffuse pratiche di illegalità condotte dagli imprenditori e dai professionisti (e dai politici) autoctoni.

6 giugno il Mattino di Padova

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