Un traffico ben organizzato

Si tratta di un traffico strutturato ed organizzato quello dei rifiuti che vengono stipati nei capannoni veneti in disuso. Nulla viene lasciato al caso. L’ultimo ritrovamento, nel capannone di 3 mila metri quadrati nell’area industriale di Asigliano Veneto, nel vicentino, da parte della Guardia di Finanza è l’ulteriore conferma di come ci si trovi di fronte ad un unico modus operandi, e, probabilmente, ad un’unica regia. I rifiuti tossico nocivi di origine industriale vengono stipati all’interno di cubi di stoffa. Il trucco può rivelarsi utile in caso di controlli superficiali che possono verificarsi durante il percorso.

Le direttrici del traffico sono molteplici – in questo caso il materiale proveniva dalla Campania, ma spesso è la Lombardia la regione esportatrice – e comunque transregionali.  Le grandi balle così confezionate vengono sistemate sopra vecchi rimorchi. Come destinazione vengono scelti capannoni in disuso da tempo, preferibilmente di proprietà di società in fallimento dopo travaglia iter giudiziari, così come nel caso di Asigliano dove il capannone era finito in mano ad una banca. Tranciati i lucchetti viene stivato il materiale. Alle volte insieme ai rifiuti vengono abbandonati anche i rimorchi – intestati a “teste di legno”, spesos immigrati senza nessun patrimonio  –, in questo caso la perdita economica viene compensata dal minor tempo, e quindi minori rischi, occorso per l’operazione di scarico delle balle di rifiuti.

Per operazioni così serve un’organizzazione logistica impeccabile: non ci si può permettere che un camion carico di rifiuti tossico nocivi non registrati possa vagare per le campagne venete in cerca di una destinazione incerta. E non ci si può permettere che debba sostare ad un autogrill per i rifornimenti. Il viaggio dev’essere preparato nei minimi dettagli, le soste ridotte al minimo così come le comunicazioni vie telefono durante il percorso.

Un aspetto di tutta la procedura per l’organizzazione del traffico che ha messo in allarme gli investigatori è che per pianificare il tratto veneto, quello finale dello “smaltimento” del traffico, sono state coinvolte alcune famiglie veronesi e vicentine che appartengono all’orbita della criminalità organizzata calabrese. Un dato di non poco conto che farebbe pensare ad una sorta di signoria territoriale da parte dei gruppi di ‘ndrangheta almeno per quanto riguarda i traffici illeciti.  Gli organizzatori del traffico, da quello che apprendiamo da fonti investigative, hanno dovuto rivolgersi a queste famiglie per ottenere il via libera e per ottenere una collaborazione sugli aspetti logistici del traffico. I gruppi mafiosi si fanno così garanti del buon andamento dei traffici garantendo che tutto andrà a buon fine. Per fortuna alle volte non è così

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