Adesso che si fa? Con lo scioglimento del consiglio comunale di Abano, avvenuto la scorsa settimana, a due mesi dall’arresto del sindaco Luca Claudio, può prendere il via un “nuovo inizio” per la cittadina termale, dopo l’inchiesta ha messo a nudo (parzialmente, le indagini sono ancora in corso) un sistema di corruzione incistato dentro l’amministrazione, la politica e il mondo imprenditoriale (vedi qui).

Il più scontato epilogo di questa brutta vicenda è che gli autori dei reati paghino i loro conti con la giustizia, i funzionari corrotti perdano il loro posto dentro la macchina comunale, nuove elezioni permettano ad una nuova amministrazione di guidare la città. Ma…

Sommessamente consiglio di andarsi a leggere la storia (qui) di una cittadina, Chelsea,  poco più grande di Abano, nel Massachusettes il cui Stato ha imposto, nel 1993, lo scioglimento dell’amministrazione comunale e l’arrivo di un commissario vista l’endemica corruzione che pervadeva la città. Il commissario ha avuto il compito di sanare le finanze pubbliche, reprimere i casi più eclatanti di corruzione e predisporre un nuovo statuto comunale prima che la città potese andare nuovamente al voto ed eleggere una nuova amministrazione.

Il commisario ebbe l’idea di coinvolgere la popolazione nella stesura dello statuto arruolando un paio di esperti che potessero facilitare la popolazione nella stesura partecipata dello statuto. Per mettere d’accordo i diversi interessi in gioco venne utilizzato il metodo della negoziazione integrativa (individuare una soluzione che massimizza la soddisfazione di entrambe) invece della negoziazione distributiva (compromesso tra le parti). Alla base la convinzione di lavorare tutti per una finalità comune.

Non fu semplice anche perchè i cittadini di Chelsea erano diffidenti verso l’amministrazione pubblica, dominata fino ad allora da una cricca di notabili corrotti, e sfiduciati dalla possibilità di poter davvero cambiare le cose.

Grazie ad un intenso lavoro di “costruzione pubblica del consenso” venne garantito a tutti di essere ascoltati e presi sul serio e, nello stesso tempo, creata una cornice istituzionale, lo statuto, condivisa. Uno statuto che prevedeva anche una serie di controlli e contrappesi che scoraggiassero il riformarsi di sistemi corruttivi.

In realtà quello che venne costruito a Chelsea, oltre lo statuto, fu una intelaiatura invisibile: la fiducia nella propria capacità di autogoverno.

Perchè guardare ad un processo così lungo e difficile invece che limitarsi ad andare a nuove elezioni?

Ad Abano come a Chelsea una minoranza ha fatto parte del sistema corruttivo, ma altri si sono accodati perchè “così fan tutti” e altri hanno contribuito passivamente guardando da un altra parte o evitando qualsiasi tipo di impegno. E’ accaduto perchè la convinzione diffusa è che c’è la corruzione, c’è sempre stata e sempre ci sarà. Davvero in pochi (gli ingenui!) credono nella possibilità di un buon governo. E’ una visione  pessimista sulle proprie possibilità e, in fin dei conti, abbruttente.

La corruzione privatizza la politica e i beni comuni seminando sfiducia sulle possibilità dei cittadini di potersi in qualche misura autogovernare. Invece, come scrive Susan Podziba, autrice della storia di Chelsea – una delle due promotrici del processo partecipativo-  “le nostre società dovrebbero dare a ciascuno la possibilità di andare in cerca della propria essenza e di usare le proprie potenzialità per ricreare continuamente nuove possibilità sociali”.

Darsi fiducia: cosi si potrebbe davvero voltare pagina.