Perchè l’hanno rieletto?

L’aspetto più interessante del sistema corruttivo messo in piedi dal sindaco di Abano Terme (e prima Montegrotto) Luca Claudio – a prestar fede alle ipotesi della magistratura – è l’accondiscendenza, se non il consenso, dimostrato dai cittadini. Claudio ha affrontato la campagna elettorale con la zavorra di un’inchiesta che aveva già fatto presagire, un anno prima, quello che sarebbe avvenuto. Una zavorra che si è dimostrata pesare come piume. E quale fosse lo spessore etico del personaggio era sotto gli occhi di tutti. Si può dire che il vero test dell’autorità non è rappresentato tanto da ciò che propone la figura dominante, quanto dal grado di accettazione della figura sottomessa.  E Claudio il test l’ha passato con scioltezza.

I cittadini di Abano (e quelli di Montegrotto) hanno accettato una certa figura di autorità. Attorno a questa questione vale la pena soffermarci.  L’autorità è una qualità sfuggente. “Qualcosa più di un consiglio e qualcosa in meno di un ordine” la definì Mommsen, giurista tedesco del XIX secolo. L’autorità è soprattutto una relazione che i sottomessi, volontariamente, instaurano con il potente.

Claudio è riuscito ad ispirare autorità tra i suoi cittadini esibendo, nello stesso tempo, i suoi tratti anticonvenzionali. Si potrebbe dire che esercitava la sua autorità contraddicendo le forme consuetudinarie che legittimano il potere. I suoi modi apparentemente anticonformisti – la vuota irriverenza verso un potere fantasmatico e il reale conformismo allo spirito dei tempi, tipico dei fascisti- incontravano il sentimento molto diffuso di insofferenza verso le istituzioni.

Claudio veniva percepito come “estraneo” alla cultura istituzionale e percepito come illegittimo. Proprio per questo, come scriveva già quarant’anni fa il sociologo Richard Sennet:  “questi poteri si trasformano anche in immagini della forza umana: autorità sicure di sé, che giudicano da una posizione superiore, impongono la disciplina morale e incutono paura. La gente viene attirata nell’orbita di queste autorità come le falene vengono attratte senza volerlo dalla fiamma “.

Questo aspetto si accompagna alla fascinazione verso le autorità che proteggono – dai profughi, dagli zingari, dall'”altro” in generale -, ma non obbligano (il pagamento delle tasse, ad esempio).  Incoraggiava l’egoismo proprietario tutelando gli interessi minuti dei singoli amministrati e soprattutto assicurando gli stessi amministrati che solo quegli interessi possedevano legittimità. L’autorità che incarnava Claudio non richiedeva di comportarsi da cittadini, non obbligava al rispetto della cosa pubblica o alla manutenzione dei beni comuni. Claudio non lo pretendeva dai suoi amministrati  e loro non l’hanno preteso da Claudio.

Il problema è che – sempre a prestar fede alle ipotesi della magistratura – Claudio ha rubato mentre gli amministrati sono stati derubati. Questa semplice constatazione, che rischia di far apparire i cittadini della zona termale un po’ gonzi, non emerge nella sua nitidezza data la scarsa dimestichezza con la cosa pubblica. Come ha fatto notare Piercamillo Davigo, se ti rubano il portafoglio viene giù il mondo, se ti rubano mille volte tanto, ma asetticamente e, con te, a tutti i concittadini, nemmeno te ne accorgi.

Come uscirne? Ci rivolgiamo di nuovo a Sennet che ci invita a riconoscere laicamente dentro di noi il bisogno di autorità e così metterla a distanza e dunque relativizzarla tenendo presente che “nessuno è forte per sempre […]. L’autorità è soltanto un processo, un flusso, una relazione, una pratica”. Il sindaco, il capo tribù, il padrone passano. Claudio è finito nella polvere, come è giusto.

Sennett propone che governanti e governati, si sforzino di usare criteri di comando e obbedienza, “leggibili” e “visibili”. “ ‘Visibile’ – scrive l’autore – significa che i detentori di posizioni di potere devono esprimersi in modo aperto, essere chiari su quello che possono e non possono fare ed espliciti sulle loro promesse. (…) ‘Leggibile’ specifica i modi di questo discorso aperto (…). L’atto di leggere [da parte dei cittadini] è sempre un’attività riflessiva: la purificazione, la maschera, l’empatia, il mettere da parte la paura, sono azioni che i subordinati compiono su stessi allo scopo di meglio vedere e giudicare le autorità con le quali hanno a che fare”.

Verrebbe da dire, semplicemente, che occorre, come cittadini, divenire un po’ più adulti e smettere di farci blandire da autorità (da strapazzo, per altro) che pretendono di proteggerci come infanti incoscienti.