E’ stato arrestato cinque giorni fa a casa della madre a Padova, nella centralissima via Altinate. La stampa l’ha definito il manager delle cosche perchè arrestato nell’ambito di una grossa operazione coordinata dalle procure di Roma e di Reggio Calabria contro il clan Commisso, operante a Siderno (Reggio Calabria) e Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica.

Massimo Della Valle, padovano, organizzava, secondo quanto riportato dalla stampa, le spedizioni per conto dell’organizzazione. I traffici avevano come meta privilegiata l’Olanda e riguardavano in particolare marijuana, ma non disdgnavano altre merci (Della Valle organizzò la vendita e il trasporto di un camion di cioccolata Lindt, evidentemente rubata).

Giustamente il deputato Alessandro Naccarato ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Alfano visto che “la vicenda conferma la presenza della criminalità organizzata a Padova e la capacità delle mafie di penetrare il tessuto economico per ripulire i proventi dell’attività criminale”.

Interessante come Della Valle abbia messo a disposizione delle cosche la sua professionalità – da quello che apprendiamo dalla stampa (qui) parlava inglese, olandese ed ungherese – ben conscio di chi fossero i suoi referenti. “Sono 25 anni che mastico ndrangheta” avrebbe detto ridendo al telefono.

Un atteggiamento simile lo teneva una commercialista emiliana che lavorava a stretto contatto con il clan Grande Aracri, arrestata l’anno scorso nell’inchiesta Aemilia che raccontava: « è il numero due!…. della Calabria!.. della ‘NDRANGHETA…!! Proprio un ‘ndranghetista eh!..… è un imprenditore però… comanda tutta Reggio…. loro mi fan fare un lavoro con le aziende… perché rappresentano 140 aziende eh…” . Collaborare con “la mafia più potente” sembra conferire prestigio a questi soggetti, probabilmente anche sedotti da una traccia di esotismo nel collaborare con le famiglie ndranghetiste calabresi.

Giustamente il cronista, che ha descritto la vicenda, ha sottolineato come non si debba parlare più di insediamento. Non solo perchè non siamo di fronte a soggetti esterni che vengono ad operare al nord, ma anche perchè l’aggancio non sembrerebbe territoriale – per altro Della Valle pur avendo solidi legami con Padova, risiede in Ungheria -, ma riguarderebbe piuttosto i circuiti professionali.

Circuiti utilizzati spesso anche qui a nordest, per consulenze più o meno occasionali come nel caso del professionista (vedi qui) che presta la sua consulenza conscio di operare in un terreno illegale, ma da una posizione di solida rispettabilità. Qui siamo di fronte ad un personaggio che affida la sua carriera all’organizzazione. Organizzazione che d’altronde ha bisogno delle sue competenze non sempre reperibili al suo interno, ma potendo evidentemente fidarsi della sua lealtà. Quando invece ci si affida solamente all’appartenenza come criterio di scelta alle volte si fanno grossi errori (vedi qui).

Ma se la ‘ndrangheta riesce a combinare logiche aziendaliste e di rete con vecchie gerarchie ed appartenenze, rimane la domanda, inquietante, di come una carriera professionale di una persona inserita e riconosciuta nella società padovana possa incontrare e collaborare, con reciproca soddisfazione, con clan ‘ndranghetisti per 25 anni. Come fossero un partner commerciale qualunque.