Avrà anche agito «nella piena consapevolezza della finalizzazione della sua attività all’agevolazione delle associazioni mafiose cutrese ed emiliana», così come recita l’ordinanza di custodia cautelare della procura bolognese, ma Raffaele Oppido, residente in Arcole, provincia di Verona, è anche un grande pasticcione.

«Il ragazzo è poco organizzato» sminuisce incoraggiante la consulente emiliana della cosca, Roberta Tattini ad un furente Antonio Gualtieri, plenipotenziario del boss Nicolino Grande Aracri. Il «ragazzo» è stato imposto dal cugino del boss e così non si discute. Il problema delle raccomandazioni affligge pure l’ndrangheta.

In ballo c’è un affare importante: il cosiddetto “Piano Cutro”, cioè la costruzione di un parco eolico nella campagna di Cutro, e realizzato grazie ai finanziamenti dell’Unione europea. Gualtieri ha ricevuto l’incarico di portare il progetto a buon fine. Per la presentazione del progetto viene individuata quale capofila, la società Faecase srl di Caorle (Ve). La società è amministrata da Giovanni Niero, veneto residente a Venezia, nella compagine societaria dovrebbe entrare, eccolo, Raffaele Oppido.

Presentare un progetto all’Unione europea vuol dire produrre un infinità di documenti: occorre precisione e puntualità. Raffele Oppido non sembra la persona giusta. Il suo coinvolgimento nell’affare inizia con la spiegazione dei suoi compiti: per questo Antonio Gualtieri e la sua consulente Roberta Tattini impiegano tre riunioni: il 26 agosto, il 31 agosto e il 2 settembre.

Il primo scoglio è rappresentato dalla documentazione antimafia, ma questo si può anche capire. Comunque, grazie ai buoni uffici della Tattini, in un paio di mesi l’«antimafia» arriva. Ma tarda ad arrivare anche la documentazione del suo reale ingresso nella società designata come capofila del progetto.

«….no no perchè sono pronti tra altri 20 giorni più o meno, 15-20 giorni, una volta che ci sono i documenti, siamo già rimasti come dobbiamo chiudere, però ancora non siamo noi i proprietari!…» si giustifica Oppido con il perplesso Antonio Gualtieri.

Il progetto è complesso e rischia di arenarsi per delle banalità: per dire, il documento d’identità dell’amministratore della Faecase, il buon Raffele ci mette 20 giorni a spedirlo a Gualtieri. Il quale scopre con raccapriccio che è scaduto.

«….ma …oi Raffaele ascolta un pò, siccome a me mi stanno chiamando da, da”mia madre” (il boss Grande Aracri ndr) va bene… io non so più cosa dirgli Raffaele, io sinceramente non so più cosa dirgli, io non so più cosa dirgli Raffaele, allora se mi dici la verità, è bene, io accetto le tue verità, se tu mi dici delle cose e poi dopo non le fai…Raffaele, a me lo devi dire lo stesso, “Tonino non l’ho fatto” punto che so come gestire la mia situazione, Raffaele!….».

Poi è la volta di «un documento da presentare presso la Prefettura che serve a garanzia del certificato antimafia» (ahi, sempre quella!) che il commercialista (Salvatore Minervino, organico al clan) che segue la pratica richiede. Per questa carta Gualtieri perseguita di telefonate il lento Raffaele Oppido con telefonate del tipo: «…che la”mamma” cioè mio nipote è andato dalla mamma, da mia madre e si è incazzata nera, gli servono i documenti, Raffaele credimi secondo me tu questa situazione, non è che la stai sottovalutando, io te lo dico, a me cioè, non interessa nulla io sto mandando avanti l’operazione come mi hanno detto… Perchè non è che poi dopo mi devono chiamare sempre a mio nipote… e io a queste cose non ci sto! Raffaele io non è che dici ti conosco, so come lavori, perchè se sapevo tutto questo qui io gli dicevo, “Signori non faccio nulla” ma credimi Raffaele te lo dico da amico fraterno…perchè io così non sono abituato a lavorare, Raffaele! eh… mio nipote se ne è tornato sconquassato, stamattina dice che alle nove e mezza si deve presentare dal Dottore, da Minervino….».

Finita la raccolta della documentazione, siamo a fine ottobre, è venuto il momento di andare giù in Calabria per le firme, ma l’amministratore della Faecase – il veneto Giovanni Niero con cui Oppido teneva i rapporti – deve andare in ferie e così l’appuntamento salta.

Quando poi si tratterà di inviare la documentazione in originale al ministero, allora sarà Oppido che se ne andrà in ferie, in Croazia, lasciando basito il Gualtieri.

La storia a quel punto si trascina in una sequela di adempimenti burocratici più o meno mancati. Tra giugno e luglio dell’anno dopo Oppido smetterà semplicemente di rispondere al telefono. Il Ministero continua a richiedere ulteriore documentazione e Raffaele Oppido, ‘ndranghetista pasticcione, si è dato alla macchia. Il progetto oramai è sfumato e il commercialista Minervino commenta tra l’ironico e il rassegnato: «…arriva, ora te la do, ho parlato con il direttore… va bene ho capito ormai che si deve rinunciare alla cosa!…».

E’ anche così che può sfumare un affare da 30 milioni di euro.