Sono 88 i beni confiscati alla criminalità organizzata in Veneto. Lo racconta una interessante ricerca (qui) svolta dall’associazione Principi Attivi che ha censito questo patrimonio e cercato di trarne una utile panoramica.

Questi beni – appartamenti, terreni, capannoni e solo quattro aziende – sono dislocati un po’ in tutta la regione con una prevalenza nel veneziano (soprattutto legata alla mafia del Brenta), nel veronese e nel bellunese.

Sette di questi sono in capo all’agenzia nazionale perchè ancora occorre deciderne le destinazioni, di dieci di questi è stata revocata la confisca. Dei 71 rimanenti il 25% è divenuto patrimonio statale per compiti istituzionali (come alloggi per le forze dell’ordine ad esempio). Il 75% sono stati assegnati dall’agenzia all’ente locale che nel 21% dei casi lo ha ssegnato ad un ente terzo (associazione o cooperativa) per una destinazione sociale.

Pochi quindi i beni che sono stati assegnati al terzo settore e mai attarverso un bando e sempre per assegnazione diretta, rilevano criticamente gli autori della ricerca.

Buone pratiche di riutilizzo dei beni sono segnalate a Salzano, nel veneziano, dove una serie di alloggi sono stati dati in gestione ad una cooperativa per progetti di autonomia abitativa per famiglie disagiate.

In Veneto la questione rimane un po’ per addetti ai lavori. In altre regioni dove i numeri dei beni confiscati – soprattutto delle aziende la cui rinascita è troppo spesso molto complicata e accidentata – sono ben più alti il dibattito è più acceso e lo steso a livello nazionale (vedi qui). Ma anche da noi i numeri sono destinati ad aumentare ed è bene che ci si attrezzi a sorvegliare il fenomeno per non sprecare una bella occasione di “restituzione del maltolto” (anche questa associazione è impegnata in tal senso).