E’ accaduto a Porto Viro, nel rodigino, una manciata di giorni fa. Si è sentito male una ragazzo albanese di 28 anni ed è stato portato in ospedale. Poi è stato sentito dai carabinieri. Si era sentito male al lavoro mentre scaricava casse in una azienda di pollame. E’ emerso che lavorasse grazie all’intermedizione di un connazionale titolare di partita Iva. Lui guadagnava poche euro all’ora. Senza documenti, “clandestino”, è finito denunciato, apprendiamo dalla stampa, insieme al suo caporale anche se con imputazione diverse (per risultare, appunto, clandestino).

Il recente rapporto “Agromafie e caporalato”  segnala come nel Veneto “le condizioni di lavoro indecenti si registrino nella provincia di Padova (…). I tipi di sfruttamento sono caratterizzati anche dalla presenza di caporali e dunque da pratiche di grave sfruttamento derivanti da truffe/inganni  ai danni dei lavoratori sull’ammontare del salario percepiti/o per contratti inevasi, nonché per la trattenuta dei documenti personali di riconoscimento”.

Dopo i fatti di Rosarno del 2009 Alessandra Stivali, responsabile dipartimento immigrazione della Cgil di Padova, dichiarò che anche a nordest esistevano episodi di pesante sfruttamento in agricoltura: apriti cielo, le organizzazioni degli agricoltori reagirono pesantemente sfidando la Cgil a dimostrare quelle dichiarazioni. Dopo pochi mesi uscì un’inchiesta sulla raccolta del radicchio nel veronese che confermò le dichiarazioni della Cgil (qui).

Le condizioni di sfruttamento in agricoltura (per una ricca panoramica della situazione vedi qui) segnalano nodi strutturali quali la grande distribuzione – che strozza l’accesso al mercato da parte dei coltivatori – e l’incontro domanda e offerta di lavoro che da informale i sindacati propongono debba essere controllata e trasparente.

Secondo le stime della Flai Cgil il sommerso occupazionale in agricoltura è del 43% e sono circa 400mila coloro che trovano un impiego tramite i caporali, di cui circa 100mila presentano forme di grave assoggettamento dovuto a condizioni abitative e ambientali considerate para-schiavistiche.