Monitorare il gran ballo delle Olimpiadi

È un controcanto salutare la manifestazione di Libera in Cadore per la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Al centro della manifestazione, come ha ricordato il responsabile bellunese di Libera, Piermario Fop, l’attenzione e la vigilanza nei confronti dei grandi interessi che ruotano attorno alle Olimpiadi del 2026. E il problema non sono solo le mafie. Spesso la nostra torcia è puntata sulle organizzazioni criminali, il fascio di luce li fa apparire protagonisti assoluti. In realtà in penombra rimane la frastagliata realtà dell’area grigia spesso più decisiva, influente e spregiudicata degli stessi mafiosi.

Occorre certo tenere ben presente le dichiarazioni rilasciate alla Commissione Parlamentare Antimafia dal Procuratore Bruno Cherchi sui “rivelanti risultati” che stavano sortendo le indagini in corso nel bellunese così come le vicende emerse durante i lavori per i Mondiali di Sci con almeno due interdittive antimafia nei confronti di altrettante ditte impegnate nei lavori sull’Alemagna.

Ma sarebbe bene tenere altrettanto a mente come la macchina messa in piedi per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – di cui le Olimpiadi sono, in questa regione, una parte non trascurabile – abbia al centro l’obiettivo della rapidità di realizzazione delle opere, mentre la trasparenza e la lotta alla corruzione sono rimaste in secondo se non in terzo piano. A tal punto trascurate, quest’ultime, che è in corso una strenua battaglia nei palazzi che contano per tener lontana dal Pnrr persino la lente della Corte dei Conti, fragile baluardo della trasparenza delle piccole e grandi opere pubbliche di questo paese. La parola d’ordine è velocità e visto il ritardo accumulato fin’ora la preoccupazione è comprensibile, ma se alla pressante richiesta di marciare spediti aggiungiamo l’aver consegnato la regia dell’esecuzione delle opere ad una società per azioni, la Società Infrastrutture Milano Cortina, potenzialmente molto più discrezionale nel suo agire di un ente pubblico, qualche preoccupazione si fa strada. Il modello sembra quello dell’Expò: ci ricordiamo che in quella occasione la veneta Mantovani solo per la costruzione della piastra riuscì a far lievitare i costi da 165 a 225 milioni. Anche allora i tempi erano stretti e si doveva far bella figura con il mondo: se i preventivi lievitano ci si mette velocemente una pezza. Oggi poi, con i prezzi dell’energia e delle materie prime alle stelle, mille circostanze giustificherebbero l’aumento dei preventivi. Teniamo presente che, a volte, l’incertezza va a braccetto con l’arrangiarsi e il mettersi d’accordo, magari riconoscendo qualcosa a chi l’aumento dei preventivi autorizza. Diciamo così. A cascata gli accordi possono riguardare la fornitura di manodopera da spremere per rivalersi dei margini rosicati dagli aumenti dei costi. Manodopera disciplinata o sgherri disciplinanti li forniscono ditte della mafia con cui sottoscrivere contratti farlocchi suggeriti da rispettabili professionisti: è una storia che abbiamo già visto proprio su queste montagne. I Protocolli per la legalità forniscono strumenti preziosi, ma poi sul terreno servono occhi e teste allenate a cogliere i giusti segnali. Sindacalisti spesso, tenaci e immuni dal mantra delle opere che debbono procedere veloci a tutti i costi.

E a proposito di velocità: in questa regione abbiamo chiuso il capitolo Mose con una certa agilità. Eppure quell’immane saccheggio di risorse pubbliche, il più rilevante della storia repubblicana, riguardò un pezzo rilevante della politica e dell’imprenditoria del Veneto. Emersero allora circuiti protetti, reti di reciprocità all’interno delle quali vigeva la logica dei favori e degli scambi occulti e una connessione così stretta tra imprenditori e politici che si faticava a distinguerne i ruoli. Ci auguriamo che i protagonisti veneti dell’economia e della politica abbiano in questi anni appreso altre regole del gioco di quelle che vigevano allora. Comunque sia, dalla piazza di Pieve di Cadore, il necessario controcanto reclama diritti e giustizia. In tempi certi.

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