Tram: l’Ance critica, è massimo ribasso

“Perché non hanno partecipato ditte padovane alla gara per il Sir 3? Semplice, perché le nostre ditte non puntano a gare sottocosto”. E’ toccato ad Alessandro Gerotto, presidente dell’associazione costruttori edili padovani dare voce ai malumori serpeggianti da quando, il 4 marzo scorso, è stata annunciata la cordata dei vincitori l’appalto per l’aggiudicazione dei lavori delle seconda linea del tram, dalla Stazione a Voltabarozzo, denominata Sir3. Cordata che vede presenti la romana Gruppo Psc di Umberto Pesce, la napoletana Italiani Sistemi, la pugliese Mermecste e un consorzio di ditte veronesi specializzate nel movimento terra, e la “Ferrari ing. Ferruccio srl”, che ha tra i titolari Isabella Nordio e Giacomo Baita, moglie e figlio di Piergiorgio Baita, l’indimenticato protagonista dei lavori per il Mose, il più grave scandalo corruttivo della storia repubblicana.

In realtà tra gli addetti ai lavori le lamentele serpeggiavano già da prima, quando con la pubblicazione del bando per l’“affidamento progettazione esecutiva ed esecuzione di lavori”, il 6 agosto del 2021, si è saputo che sarebbe stata utilizzata la “formula lineare” nell’individuazione dei punteggi da assegnare sulla base del prezzo offerto. “La stazione appaltante, l’Aps Holding, applicando le formule lineare non ha seguito le linee guida dell’Anac” sottolinea Gerotto. Si tratta di un particolare squisitamente tecnico dalle ricadute importanti: con la “formula lineare” scrive l’Autorità anticorruzione, l’Anac, “presenta il rischio di attribuire differenze di punteggio elevate anche a fronte di minimi scostamenti di prezzo e di incentivare ribassi ‘eccessivi’”.

In poche parole la formula lineare amplifica l’importanza del fattore prezzo rispetto al fattore qualità dell’opera rendendo la gara d’appalto di fatto un gara al massimo ribasso, giocata cioè sull’offerta economica. Una formula, quella del massimo ribasso, che l’ex presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, definì “un sistema da considerare oggettivamente pericoloso”, tanto che un delibera del Comune di Padova nel 2018 indicò nel sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa, cioè nella ponderazione tra aspetti quantitativi e qualitativi nel giudicare l’opera, il metodo scelto per gli appalti pubblici in città.

Fatto sta che la cordata che ha visto aggiudicarsi i lavori della seconda linea del tram ha perso la parte della gara che riguardava la parte qualitativa dell’offerta, con 72,64 punti a fronte degli 80 raggiunti dalla cordata capitanata dalla De Eccher, mentre ha vinto grazie alla parte quantitativa offrendo uno sconto maggiore, il 6,17%, rispetto alla concorrente.

Un ribasso, praticato per altro rispetto a “prezzari che erano già vecchi, figuriamoci ora con l’aumento di tutte le materie prime” sottolinea Gerotto. Prezzari risalenti al 2018, da quanto ci dicono esperti del settore, che non corrispondono minimamente ai costi odierni delle materie prime e che alimentano grandi interrogativi sulla sostenibilità dell’opera.

“Il fatto che abbiano concorso in due in tutta Italia per un appalto da 55 milioni, beh, qualche domanda dovremmo farcela…” riflette Gerotto che annuncia “la massima attenzione della nostra associazione affinché le ditte applichino il contratto dell’edilizia per appaltatori e subappaltatori, molto spesso infatti assistiamo a fenomeni di dumping contrattuali con l’applicazione di contratti differenti, elettricisti o metalmeccanici, per i lavoratori ”. Contratti più convenienti per il datore di lavoro, un vero e proprio “dumping contrattuale” denuncia il presidente padovano di Ance “contro il quale eserciteremo un costante monitoraggio”.

“Vogliamo tutelare la cittadinanza e i soldi pubblici e avere massime tutele per chi lavora” sottolinea Gerotto che propone, per i prossimi lavori, un’unica stazione appaltante a livello padovano per “avere un comportamento lineare tra i vari enti, con regole uguali per tutti. Così avremo un’idea più chiara di come muoverci”.

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