Fuoco alla Coimpo

E’ con tutta probabilità doloso l’incendio che ha colpito il primo piano della palazzina degli uffici della ex Coimpo a Cà’Emo, una piccola frazione di Adria in provincia di Rovigo. Un episodio “inquietante” come l’ha definito il sindaco di Adria Omar Barbierato. Per altro l’edificio non era allacciato alla rete elettrica essendo abbandonato dal dicembre del 2017 quando i vertici della Coimpo, e della sua gemella Agribiofert, sono stati tratti in arresto in seguito ad un’inchiesta della magistratura polesana che ha ipotizzato l’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Inchiesta questa ampiamente annunciata dopo che il 22 settembre del 2014 una nube di acido solfidrico e di anidride solforosa uscita dalla vasca D dell’impianto, uccise per asfissia tre operai e l’autista del camion che stava scaricando l’acido nella vasca.

La tragedia attirò l’attenzione su quanto accadeva, dalla metà degli anni ’80 in quell’impianto di trattamento dei fanghi di origine civile.

L’incendio della scorsa notte avviene a pochi giorni dalla pubblicazione delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Rovigo che, nell’ottobre del 2019, condannava i vertici delle aziende polesane per la reiterata violazione delle autorizzazioni e la gestione illegale dei fanghi. In un altro processo, per omicidio colposo plurimo, Mauro Luise e la figlia Glenda, Gianni Pagnin e la figlia Alessia, Rossano Stocco e Michele Fiore e sono stati condannati in primo grado a pene variabili tra i 7 anni e 8 mesi e i 3 anni e 9 mesi. Ma le condanne dei tribunali non hanno spento interrogativi e sospetti che le fiamme dell’altra notte sembrano illuminare sinistramente. L’impianto è sotto l’amministrazione giudiziaria e la grandi vasche colme di fanghi venefici sono ancora in attesa di essere messe in sicurezza.

Alcune cordate d’affari si sono proposte in questi mesi per compiere i lavori di bonifica ed installare nel sito della Coimpo nuovi impianti di trattamento di rifiuti come inceneritori di terza generazione. In particolare in un raggruppamento composto da personaggi molto in vista in Polesine – ex politici, amministratori di municipalizzate e commercialisti – farebbe capolino, secondo le informazioni in nostro possesso, l’ex amministratore e fondatore della Coimpo, Mauro Luise che ritornerebbe così, ed è il caso di dirlo, sul luogo del delitto, per accaparrarsi nuovi profitti. “Abbiamo ricevuto diverse proposte – ci conferma il sindaco Barbierato -, ma a tutti abbiamo risposto ‘no, grazie, abbiamo già dato’”.

Dopo la condanna per la gestione illegale dei fanghi il sindaco di Adria ha intimato agli ex amministratori della Coimpo di provvedere alla messa in sicurezza del sito. “In questi anni abbiamo avviato una campagna di monitoraggio – racconta il sindaco Barbierato – e alcune recenti risultati hanno rilevato dei livelli difformi, e preoccupanti, di alcuni parametri in coincidenza del perimetro dell’azienda”. L’amministrazione ha anche partecipato nel maggio di quest’anno ad un bando regionale per il finanziamento delle opere di bonifica. Con la messa in sicurezza del sito da parte dell’amministrazione verrebbe a mancare il principale pretesto che tiene in piedi i progetti delle cordate d’affari pronte a prendere in mano il sito.

Gran parte del patrimonio accumulato, anche grazie alla condotta criminale delle loro attività, dalle famiglie Luise, di Adria, e Pagnin di Noventa Padovana, si è, in questi anni, volatilizzato.

18 agosto il Mattino di Padova

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