Le elezioni di Caorle e la camorra

Tra Luciano Donadio, a capo del gruppo camorrista che ruotava attorno ad Eraclea e l’imprenditore Claudio Casella, attivo a Caorle i contatti erano frequenti. Alla luce del sole, ad esempio, presso il centro scommesse Snai, ad Eraclea, di proprietà di Donadio. altre volte più riservato. Non un rapporto sempre facile, del resto.

Quando, nel 2010, Luciano Donadio cerca di imporre la sua squadra di operai nel cantiere di Ottava Presa, non usa toni morbidi e istruisce così due suoi collaboratori, Tommaso Napoletano e Vincenzo Vaccaro su cosa riferire a Casella: ”devi dire dobbiamo lavorare noi.. allora i cantieri se li facciamo saltare in aria……Devi dire tu non sei venuto a chiedere niente a nessuno..incomp.. mica sei venuto a chiedere.. (incomp).. a noi non ci interessa noi siamo venuti a chiedere lavoro e basta…20 euro all’ora e noi..teniamo operai qualificati buoni … Qua non ci sta fatica e noi siamo napoletani e casalesi. ….Dobbiamo fare la guerra?“

D’altra parte i lavori Casella li aveva già affidati ad imprese calabresi. I soldi del resto venivano dalla famiglia Mannolo di San Leonardo di Cutro, decapitata dalla recente operazione della procura di Catanzaro. Pare che Casella abbia risposto a Donadio: “Parla direttamente con loro però stai attento che sono gente pericolosa”. Cercando così di levarsi dall’impiccio.

Donadio è attratto dal cantiere di Ottava Presa e cerca di convincere il suo socio Graziano Poles “Però diventiamo noi l’impresa che lavora per lui capisci? Perchè quello la lavora eh ce li ha i soldi quella la Dio bono”. Poles sconsiglia: ”ma la c’è un casino della madonna la in mezzo la”.

Comunque il rapporto è consolidato: Casella sa muoversi in ambienti diversi, anche al limite e oltre il limite. La sua società Faecase – fondata con un amico in comune con Donadio, Samuele Faè – diventa una società veicolo a disposizione dell’organizzazione di Grande Aracri. Nel 2016 Casella è un immobiliarista che ha puntato su un affare importante, forse più grande di lui: il Villaggio delle Terme, un accordo urbanistico sottoscritto nel gennaio 2007 tra il sindaco precedente, Marco Sarto, e la Caorle Investimenti srl, proprietaria dell’area titolare Claudio Casella.

La Caorle Investimenti srl, nel 2011, riceve dai soci, come finanziamento delle attività, 7, 370 milioni di euro e sempre nel 2011 la Caorle Investimenti srl nel 2011 incorpora i terreni della Nave Immobili e della F.lli Codognotto società di trasporti con sede a Salgareda in provincia di Treviso, che fino ad allora partecipava al 50% al progetto delle Terme. L’accordo prevede che la società privata costruisca il centro termale e dopo 50 anni (rinnovabili per altri 50) di gestione lo consegni al Comune, in cambio le volumetrie dei negozi e degli appartamenti previsti (in parte di edilizia convenzionata) lievitano fino a quattro volte le dimensioni previste dal piano regolatore.

L’accordo deve essere rinnovato, entro il 2017, dall’Amministrazione. Le elezioni del 2016 divengono cruciali. E’ così che Casella scopre la passione per la politica e l’ammirazione per Luciano Striulli che concorre per la seconda volta alla carica di sindaco. Casella è un immobiliarista, non controlla direttamente forza lavoro. Per questo si rivolge a Donadio che della somministrazione di manodopera ha fatto uno dei suoi principali business. E’ lui che metterà in piedi la lista di una sessantina di cittadini rumeni che si iscriveranno alle liste elettorali del comune di Caorle. Un numero sufficiente per assicurare il successo di Giuseppe Boatto, vicinissimo a Claudio Casella, nominato assessore da Luciano Striulli. Come abbiamo documentato su queste pagine a pochi mesi dal voto, numerose testimonianze raccontano che lo stesso Casella, in compagnia di alcuni sodali, si sarebbe installato fin dalle 7 del mattino nel bar di fronte ai seggi del centro storico per coordinare le operazioni di “accompagnamento” al voto. Fino ad oggi il sindaco di Caorle Luciano Striulli se l’è cavata con un’alzata di spalle e la classica battuta sulle scarse virtù dei giornalisti. Ora dovrà attrezzarsi con qualcosa di più serio.

E così dopo Eraclea, Caorle: nell’intreccio tra affari e politica ha fatto così capolino la criminalità organizzata.

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