“Amministratori sotto tiro” è il titolo del rapporto che Avviso Pubblico promuove tutto gli anni, sulle minacce ed intimidazioni subite dagli amministratori locali.

Minacce ed intimidazioni che sono in aumento e che riguardano sempre di più – almeno nei casi in cui sono stati “beccati” gli autori – persone in difficoltà – disoccupati o persone che hanno perso il lavoro e non riescono a ricollocarsi, persone che chiedono sussidi pubblici, tossicodipendenti, persone sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio, pregiudicati, sorvegliati speciali, soggetti che nutrono un sentimento di odio verso migranti o nomadi – mentre “minoritarie sono risultate le situazioni in cui è stato accertato, o è possibile ipotizzare, l’intervento di personaggi legati al mondo mafioso”.

Per quanto riguarda il Veneto, nel 2014, sono stati registrati 12 casi di minacce e di intimidazioni che hanno colpito sia amministratoli locali che personale dirigenziale di enti pubblici. Rispetto al 2013, si è registrato un incremento del 33%. Sono stati 6 i Comuni interessati dal fenomeno e la provincia maggiormente interessata è stata quella di Venezia (8 casi).

Un episodio particolarmente grave, infine, si è verificato ad Affi, in provincia di Verona, dove uno sconosciuto ha sparato otto colpi di pistola verso la casa del sindaco della città (vedi qui).

A Venezia ricordiamo le minacce – varie e ripetute – contro l’allora assessore, ed ora presidente della municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin, tra le altre cose in relazione alla vicenda del Tronchetto (qui)

Proprio Gianfranco Bettin, a proposito delle minacce agli amministratori pubblici, aveva dichiarato, in questa intervista: «a fronte di qualcuno che, qualità del lavoro amministrativo a parte, si comporta da disonesto, ce ne sono moltissimi (di amministratori nda) che fanno il loro dovere anche rischiando. Bisognerebbe rammentarlo a chi blatera contro la politica e gli amministratori in generale. Anche a Venezia. Poi c’è il fatto che, oggi, gli amministratori sono in prima linea comunque, sul fronte dei bisogni dei cittadini, con scelte difficili e cruciali da assumere, con interessi potenti da contrastare. Lo Stato li lascia spesso soli, togliendo risorse e poteri,  e facendone dei capri espiatori (pensiamo al feroce Patto di stabilità che devasta i bilanci comunali o alle regole farraginose che imbrigliano l’azione amministrativa e la subordinano a pareri e poteri sovradeterminati, spesso opachi, sempre autoreferenziali)».