I fantasmi di Caorle

Sono sempre le fiamme a risvegliare il fantasma che tormenta Caorle. Nel maggio 2017 un incendio ha avvolto una delle 14 villette della vecchia lottizzazione della frazione di Ottava Presa. Ieri è toccato all’area della Falconera dove il fuoco ha intaccato la boscaglia che avvolgeva gli scheletri delle villette color ocra del vecchio progetto “Costa Verde”. Il fantasma ha un nome e cognome: Claudio Casella, nato a Lumezzane in provincia di Brescia, che sulle ceneri del progetto “Costa Verde” avrebbe voluto costruire il “Villaggio delle Terme” come da accordo sottoscritto nel gennaio 2007 con Marco Sarto – sindaco allora e candidato sindaco ora – e la Caorle Investimenti srl, proprietaria dell’area e di cui è titolare Claudio Casella.


Entrambe i progetti sono finiti tra debiti e sterpaglie. E Casella, ex carabiniere e pure imprenditore nel settore del gioco online, tra un’inchiesta per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio e il maxi processo a Venezia assieme a Luciano Donadio e il gruppo di camorra attivo sul litorale, sembra essere sparito dalle scene.


Eppure è stato un personaggio noto e importante a Caorle. Così importante da influire nella politica caorlotta, da quello che leggiamo nelle carte dell’inchiesta sulla camorra nel litorale. Sarebbe stato infatti “su richiesta di Casella” che Luciano Donadio, il presunto capo del gruppo di camorra insediato ad Eraclea, fece iscrivere alle liste elettorali un gruppo di cittadini rumeni, dipendenti delle sue ditte, perché votassero il sindaco uscente Striulli e il candidato consigliere Giuseppe Boatto, poi diventato assessore allo sport. In ballo la conferma della convenzione urbanistica per il Villaggio delle Terme, operazione che, malgrado i favori della politica, Casella non saprà condurre in porto.


L’altra operazione immobiliare di Casella, la lottizzazione di Ottava Presa era stata almeno in parte finanziata, a leggere le carte dei magistrati di Catanzaro, dal clan Mannolo di San Leonardo di Cutro. E la presenza di “calabresi” in quel cantiere aveva attirato le ire di Luciano Donadio che si sentiva in diritto di esserci lui in quel cantiere. D’altronde quel cantiere Claudio Casella l’aveva dato in gestione alla ditta “Progetto Casa” di Raffaele Oppido, residente ad Arcole in provincia di Verona, nome che troviamo più volte negli atti dell’inchiesta Aemilia sugli affari della cosca ’ndranghetista di Nicolino Grande Aracri.

Un personaggio con frequentazioni spericolate e solidi appoggi si potrebbe dire. Nel frattempo infischiandosene delle traversie degli umani, la natura si è ripresa l’area del Villaggio delle Terme, tanto che vi si sono insediate le volpi. Un’oasi di pace in un paese infestato dai fantasmi.

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