Le rotte della coca su Venezia

Fanno rotta su Venezia i traffici interazionali della cocaina. E’ quanto si apprende leggendo il corposo ultimo rapporto della Direzione nazionale antimafia. Il porto di Venezia, assieme a quello di Livorno e di Genova, sarebbero infatti “prescelti soprattutto dalla ‘ndrangheta – scrivono i magistrati antimafia – che si avvale degli appoggi garantiti da esponenti di locali organizzate e presenti nel centro e nel nord dell’Italia”.

Gioia Tauro ha rappresentato in questi ultimi anni il tradizionale approdo per i traffici di cocaina provenienti in particolare dall’America latina e gestiti dalla ‘ndrangheta che da sempre, in particolare con la famiglia dei Piromalli, conserva una grande influenza sull’attività del porto calabrese. Per comprendere il volume dei carichi che movimenta la ‘ndrangheta pensiamo che a Gioia Tauro solo nel mese di novembre di quest’anno sono stati sequestrati 61 chilogrammi di cocaina, il 5 novembre, per un valore di 12 milioni di euro, mentre solo 10 giorni dopo, una tonnellata di cocaina, per un valore di 250 milioni di euro, è stata trovata dagli uomini della Guardia di Finanza nascosta fra i caschi di banane. Secondo i calcoli degli inquirenti per ogni container fermato nove concludono il loro viaggio. Ultimamente però si è dato corso, da parte della ‘ndrangheta, ad una strategia di diversificazione dei porti di approdo perché, come ha rivelato un collaboratore di giustizia, «a Gioia Tauro i controlli erano spaventosi e si perdeva troppo».

Le analisi dei magistrati antimafia sul ruolo del porto veneziano nel traffico internazionale di stupefacenti gettano nuova luce sul recente arresto a Venezia, su mandato di cattura internazionale, con l’accusa di narcotraffico di Luca Macchiavelli, 50 anni, romano ricercato dalla Dea, la polizia antidroga degli Usa. Ma soprattutto riportano alla mente il sequestro, avvenuto nel 2015, di 400 chili di cocaina pura proveniente dalla Colombia e il conseguente arresto di Attilio Vittorio Violi e Santo Morabito, esponenti di primo piano, in particolare Violi, del clan Morabito di Africo e residenti a Marcon nel veneziano. I due erano a capo di un’organizzazione che gestiva partite di droga provenienti dall’America latina e che preparava il terreno per lo smercio della droga a nordest.

Su quali altri appoggi come quello garantito da Violi e Morabito nel veneziano può contare la ‘ndrangheta in Veneto? Il sequestro quantitativamente più rilevante, pari a 686 chili di cocaina, avvenuto in Veneto nel 2018 si è registrato a Montebello Vicentino nel mese di novembre e che fa seguito ad altri importanti sequestri avvenuti negli ultimi mesi nell’area berica. Si tratta di un dato che farebbe presumere uno spostamento verso Vicenza – territorio in cui insiste un certo insediamento di referenti del clan Morabito – dopo l’arresto di Viola che risiedeva nel veneziano, del baricentro dello smistamento della “merce” arrivata a Venezia.

Alcuni dati che confermerebbero le analisi della Dna, d’altronde, li apprendiamo dalla recente Relazione Annuale della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga di quest’anno e relativa al 2018, secondo la quale nel Veneto rispetto al 2017, sono stati registrati aumenti consistenti di sequestri con un +932,98%. Sempre secondo la relazione dei servizi antidroga nella nostra regione è stato sequestrato il 23,31% di tutta la cocaina sequestrata a livello nazionale. Ma il porto di Venezia è meta dei traffici non solo della mafia calabrese ma anche dei gruppi criminali serbo-montenegrini. In questo caso la cocaina non viene trasportata con le merci, ma “a bordo di navi da crociera utilizzando il personale imbarcato ingaggiato dall’organizzazione o, in alternativa, passeggeri compiacenti”. In questo caso il recupero della merce può avvenire anche “ricorrendo al tradizionale sistema dei punti nave, con il recupero “sottobordo” realizzato da batterie di natanti nella disponibilità dell’organizzazione”.

Questi gruppi criminali – “connotati da un alto livello organizzativo e da strutture estremamente flessibili – sarebbero in ascesa, secondo la Direzione nazionale antimafia, e si sarebbero accreditati “ quali partner referenziati e affidabili anche presso le mafie italiane”.

13 dicembre il Mattino di Padova

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