Il dettaglio, i rifiuti e la ‘ndrangheta

Il dettaglio è l’indirizzo ed è anche la coincidenza: una graziosa villetta unifamiliare a due piani, in via Bernardi 5 ad Arcole, paese di cinquemila anime tra Vicenza e Verona. Lì risulta domiciliato Bruno Salvatore, 42 anni, originario di Isola Capo Rizzuto, coinvolto in una grossa inchiesta per traffico di rifiuti:10mila tonnellate di rifiuti, in particolare plastiche, provenienti dalla Campania e da vari impianti del Nord Italia. Rifiuti che venivano stipati in diversi capannoni nel nord Italia e, secondo gli inquirenti lombardi, Bruno Salvatore aiutò l’organizzazione, “in qualità di gestore ed intermediario del traffico”, a smaltirli presso il sito abusivo di Verona San Massimo.

Nella stessa villetta di via Bernardi 5, coincidenza, risulta residente Raffaele Oppido, un pezzo da novanta della cronaca sul crimine organizzato in Veneto in questi anni. Il suo nome emerge dalle carte di Aemilia, l’inchiesta emiliana che ha colpito la rete ‘ndranghetista di Grande Aracri al nord. Di lui gli inquirenti scrivevano che agiva «nella piena consapevolezza della finalizzazione della sua attività all’agevolazione delle associazioni mafiose cutrese ed emiliana».

A lui viene intestata la società Faecase di Caorle, utile a Grande Aracri per un progetto di parco eolico per cui richiedere finanziamenti all’Unione europea. Oppido, leggiamo dalle carte, viene imposto da Grande Aracri per quel ruolo anche se i sodali si lamentano della sua inefficienza.

La coincidenza ha una sua importanza: segnalerebbe il coinvolgimento anche in Veneto dell’ndrangheta in questo business. In Lombardia nell’inchiesta che precedette questa, ma che prese di mira lo stesso giro di persone e società, un ruolo analogo a quello di Salvatore Bruno lo ricoprì Valentino Bovini — precedenti per porto abusivo d’armi, associazione per delinquere, falsi, ricettazione e riciclaggio — lui e suo padre coinvolto in inchieste contro la ‘ndrangheta. Bovini guidava i camion verso i depositi di rifiuti ed era perennemente alla ricerca di nuovi depositi da utilizzare. Bovini faceva riferimento ad Aldo Bosina, imprenditore di Novara, vero regista della vasta operazione di traffico di rifiuti.

Niente di più facile che lo stesso Bovini abbia ricercato in Veneto, negli ambienti “fidati”, personaggi in grado di assicurarli depositi sicuri. E gli ambienti veneti avrebbero così risposto alla richiesta. La mafia anche in questo caso partecipa ritagliandosi un ruolo all’interno di una rete più grande all’interno della quale sviluppare «alleanze nell’ombra»” e mettendo a frutto le proprie specifiche capacità.

Con la crisi dell’edilizia poi l’investimento nei rifiuti e più in generale nei “servizi” all’impresa diventano, anche per le mafie, il terreno strategico di attività.

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