I flussi economici delle mafie: una ricerca di Bankitalia

L’obiettivo è quello di capire dove transita il nero, ed in particolare il denaro frutto dell’attività illegale della criminalità organizzata. E si scopre che è diffuso soprattutto nel centro nord e, in Veneto, a Venezia, Verona e Padova. La ricerca, curata da Michele Gianmatteo dell’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, ha messo sotto la lente tutte le operazioni di pagamento pari o superiori ai 15mila euro (anche quelle operazioni che sono frazionate) ed effettuate in Italia da uno sportello bancario per la propria clientela. L’anno analizzato è il 2015 e riguarda un campione di 45.485 casi.

L’estremo interesse della ricerca sta proprio nel tentativo di identificare le movimentazioni effettivamente anomale e quindi, come spiega Gianmatteo, “non coerenti con i fondamentali socio-economici e finanziari osservati a livello locale e, quindi, potenzialmente riconducibili ad attività illecite”.

Nella ricerca della Banca d’Italia si è preso in considerazione, ad esempio, il fatto che nei comuni montani l’uso del contante è più elevato data la lontananza relativa degli sportelli bancari, così come si è messo in conto la ricchezza procapite presente in quel comune o il fatto, ad esempio, che si tratti di un comune turistico dove si prevede un affluire maggiore di introiti cash.

I risultati di questo studio sono stati comparati con analisi che hanno preso in esame indicatori di attività criminali come le denunce di reati quali estorsione, traffico di stupefacenti, riciclaggio e associazione mafiosa e si è visto che l’andamento corrisponde: mediamente i comuni dove insistono reati spia di attività mafiose sono anche quelli dove la ricerca della Banca d’Italia ha rilevato i flussi anomali più importanti.

Per quanto riguarda il Veneto, le province di Venezia e Verona vedano un numero di anomalie sono classificate con un “rischio alto”, mentre per il valore stimato dei flussi anomali alle due province si aggiunge Padova. Tra i cento comuni più a rischio otto sono in Veneto: tre a Verona, due a Treviso e uno a testa tra Vicenza, Padova e Venezia.

L’utilizzo del denaro frutto delle attività illegali è il punto debole per le mafie, in effetti i ricavi delle mafie sono solo potenziali soltanto il riciclaggio di quelle somme può rendere quel ricavo effettivo.

I mafiosi sono solo alcuni degli attori dei reati economici – come ha fatto notare lo studioso Isaia Sales – riciclaggio, evasione fiscale, lavoro sommerso non hanno il marchio “mafie”, ma i mafiosi praticano gli stessi circuiti illegali e usano le stesse tecniche legali usate dagli evasori fiscali, dai corrotti, e da tutti colori che hanno interesse ad occultare la propria ricchezza. Ma i mafiosi si distinguono, nell’universo criminale, per la capacità di immettere nel circuito economico ciò che sottraggono con mezzi predatori diventando essi stessi soggetti economici, parte integrante dell’economia locale e globale.

L’intento dello studio è quello di identificare, nel più vasto mondo dell’economia sommersa, i tratti della vera e propria economia criminale: è stata infatti presa in considerazione la rilevanza dell’economia sommersa nel dato territorio – calcolata in base alla quota comunale di imprese attive nei settori delle costruzioni, del commercio e della ristorazione – per poter distinguere questo elemento dalle attività propriamente criminali. Più è valutata importante l’economia sommersa più si prevede un utilizzo massiccio del contante e anche questo dato è stato preso in considerazione.

I risultati consentono di elaborare indicatori di rischio di riciclaggio, che possono essere utili nell’orientare l’azione delle autorità e degli intermediari impegnati nella prevenzione e nel contrasto del riciclaggio

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