Onda palace: un affare di famiglia

E’ un affare di famiglia. Si staglia nitida l’ombra del pluripregiudicato Francesco Manzo anche nell’ultimo atto della storia dell’onda Palace, l’incompiuto grattacielo che svetta in zona industriale, a ridosso della tangenziale. La recente richiesta di cambio di destinazione d’uso, accolto dalla giunta padovana il 4 dicembre dell’anno scorso, è stato promosso da un familiare di Manzo, il nipote Pasquale Ferraioli.

La storia iniziò, nel 2009, con il figlio Prisco che acquistò il 95% delle quote della Centro servizi interporto srl, se lo portò sulle spalle il cugino Giovanni Pecoraro negli anni del fallimento ed è appunto il nipote  Pasquale Ferraioli, amministratore della Imi srls, a tentare al rinascita. Sempre al centro il patriarca Francesco Manzo, salernitano, ma padovano da trent’anni, condannato per furto e truffa, associazione per delinquere, emissione continua di assegni a vuoto, sequestro di persona, minacce a Pubblico Ufficiale, porto illegale di armi e bancarotta fraudolenta.

Lui, vale la pena ricordarlo, è ancora il protagonista di uno delle più importanti operazioni immobiliari padovane degli ultimi decenni. Di lui un rapporto di polizia scrive: “ha strutturato amicizie e rapporti interpersonali sia con soggetti contigui alla disciolta criminalità organizzata di matrice autoctona denominata “mala del Brenta” che con esponenti dell’imprenditoria locale”.

La richiesta di cambio di destinazione d’uso – essenziale per rimettere sul mercato un manufatto altrimenti vincolato a destinazione unicamente direzionale – è stata accolta dalla giunta padovana il 4 dicembre dello scorso anno. L’iter non è stato completato – dovrebbe approdare in consiglio comunale per la definitiva validazione – dopo le rimostranze di Coalizione civica e di parte del Pd che contestarono l’operazione.

L’approvazione definitiva avrebbe consentito a Francesco Manzo di completare la sua opera, attraverso i buoni uffici del nipote, iniziata nel novembre del 2009 con l’acquisto, da parte della controllata Ge.Ma. srl del 95% delle quote della Centro servizi interporto srl. Il 5% rimase a Interporto Padova Spa, guidata dall’attuale sindaco Sergio Giordani. L’Interporto avrebbe occupato gli ultimi tre piani del grattacielo che sarebbe stato occupato da operatori della logistica nello spazio rimanente.

L’operazione si arenò per l’indisponibilità, manifestata nel 2012, dalla Cassa di Risparmio a mantenere il finanziamento del progetto. A questo punto qualche domanda è utile porla: com’è possibile che la giunta comunale abbia potuto approvare il cambio di destinazione d’uso richiesto da una società con mille euro di capitale sociale e amministrata da un signore proveniente dallo stesso paese di Manzo, Nocera Inferiore?

Perché un cronista è riuscito a ricostruire la parentela di Pasquale Ferraioli con Francesco Manzo, mentre l’amministrazione comunale che firma protocolli e accordi con tutte le forze di polizia, non si è accorta di nulla? Risposte chiare rappresenterebbero il miglior viatico in vista della giornata nazionale, quest’anno padovana, del 21 marzo in ricordo delle vittime di mafia.

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