Uomini e caporali tra il Veneto e la Toscana (e la Calabria)

Chimingheriu Gherghe muore per un infarto nella casa di caccia della tenuta Frescobaldi in Toscana durante la raccolta delle olive il 7 novembre dello scorso anno. E da allora cominciano i guai per Gaetano Pasetto, 48 anni di San Bonifacio nel veronese. Pasetto viene arrestato nel settembre di quest’anno assieme a Neculai Dudau residente a Solesino e Mihai Atanasoaei residente in provincia di Firenze. Gherghe stava lavorando in nero – il contratto era scaduto 5 mesi prima – con la cooperativa New Labor insieme ad altri 160 di operai, di nazionalità rumena e albanese.

La New Labor, così come la Geoservice, sono due cooperative di intermediazione di manodopera amministrate da Gaetano Pasetto che, tra il Veneto e la Toscana, fornivano squadre di braccianti per diverse aziende agricole come Cà Ferro di Vò, Perosa Marco di Latisana, Mazzolada di Portogruauro e l’azienda agricola Zenato di Peschiera del Garda. Dite che non sono in nessun modo coinvolte nell’inchiesta. Gaetano Pasetto, secondo l’informativa redatta dai carabinieri che l’hanno arrestato, era a capo di un “collaudato sistema di reclutamento utilizzo e assunzione di lavoratori di origine rumena la cui manodopera viene destinata al lavoro agricolo preso terzi in condizioni di sfruttamento approfittando del loro stato di bisogno” e utilizzando “minacciosi metodi di sorveglianza”.

In una parola: “caporalato”. Secondo l’accusa il sistema era fondato sul ricatto e sull’intimidazione. E il metodo era brutalmente semplice: i braccianti ricevevano 500 euro al mese “come acconto per le proprie spese e per pagare l’affitto alla cooperativa” e solo dopo sei mesi consecutivi ricevevano mille euro e due settimane di ferie non retribuite per tornare in Romania o in Albania. Ma solo dopo un anno Pasetto “concedeva”, sotto forma di conguaglio, il resto dei soldi. Nel frattempo zitti e mosca, altrimenti il conguaglio non arriva. I lavoratori non vedevano le buste paga che comunque erano falsate. Ricevevano 4 o 5 euro all’ora per 11 o 12 ore quotidiane e solo a chi sottostava alle sue regole. In più pagavano 40 euro di affitto per la stanza messa a disposizione dalla cooperativa.

Ma c’è un aspetto di questo oliato sistema che fino ad adesso non è mai emerso: il ruolo di un professionista d’eccezione, Leonardo Villirillo, titolare, insieme alla sorella Caterina, di uno studio di commercialista a Crotone. Chiamato in alcuni ambienti “cassa di finocchio”, Leonardo Villirillo compare tra le carte dell’inchiesta Aemilia sulla ‘ndrangheta cutrese nel nord Italia. Gli inquirenti lo indicano come un «personaggio in diretti rapporti con il boss Grande Aracri Nicolino». Leonardo Villirillo è divenuto amministratore unico di alcune società sequestrate a Francesco Grande Aracri di Brescello, fratello del capo clan Nicolino. Commercialista di fiducia di molte famiglie residenti in Veneto come gli Aversa De Fazio, la cui ditta, la Adf srl, è stata recentemente colpita da interdittiva antimafia e per cui gli inquirenti scrivono che Villirillo «rappresenta un elemento chiave nella valutazione del rischio di infiltrazione mafiosa nei confronti della Adf srl».

Secondo fonti investigative, Villirillo sarebbe inoltre il commercialista di fiducia dei Nicoscia – storica famiglia ‘ndranghetista di Isola Capo Rizzuto, la cui mafiosità è sancita fra l’altro da una sentenza definitiva del Tribunale di Crotone nel 2003. Villirillo è molto attivo in Veneto dove presta i suoi servizi a diverse imprese come quella di Pasetto.

Insomma un personaggio di un certo spessore che viene frequentemente contattato da Pasetto per risolvere i mille impicci burocratici che capitavano. Qualcosa di più di un consulente verrebbe da pensare leggendo le carte. Gli impicci che incombono sugli affari di Pasetto derivano anche dal fatto che la cooperativa dal 2016 non era in regola con i contributi per oltre 480mila euro pur avendo prodotto documenti attestanti la regolarità fiscale e assicurativa falsi alle varie ditte per cui lavorava.

Gli affari di Pasetto non si limitavano all’intermediazione di manodopera. Il “boier” – così lo chiamavano i braccianti rumeni, il “padrone” – controllava anche la dos.srl, società nominalmente di proprietà di Fausto Peratello, di Este, e Maristella Tomba di Stanghella. La società controlla la pizzeria Me gusta di Chioggia e Kambusa, ristorante di pesce sempre a Chioggia oltre ad un emporio di abbigliamento a Este, il Mister Young.

Il 17 novembre 2011 l’autorità giudiziaria di Rovigo aveva segnalato Pasetto alla magistratura, in concorso con Fausto Peratello, per il reato di riciclaggio. L’indagine è ancora in corso.

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