Borghesia in nero

Un attico nelle piazze, nel centro del centro di Padova, fa gola a molti. Certo faceva gola ad Alberto Vazzoler, dentista e finanziere, residente a Montecarlo, ma con appartamento di lusso con affaccio sul Palazzo della Ragione, arrestato nel maggio di quest’anno con l’accusa di essere a capo di una associazione a delinquere transnazionale specializzata nel riciclaggio di oltre 46 milioni di euro tra la Svizzera e Dubai.

E un attico in piazza della Frutta, a pochi numeri civici dalla casa di Vazzoler, se l’è conquistato anche Loris Candian, un personaggio che, secondo la Commissione parlamentare sui rifiuti “cedeva, riceveva, trasportava, smaltiva e, comunque, gestiva abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti (quantificabili in migliaia di tonnellate) pericolosi e non pericolosi, delle più varie tipologie” aggiungendo che “sicuramente Candian Loris è da considerarsi un soggetto molto pericoloso”. D’altronde le sostanze non difettavano all’imprenditore, originario di Dolo, se nel maggio di quest’anno il tribunale di Venezia ha decretato il sequestro di 3,8 milioni di euro secondo i giudici illecitamente guadagnati nel corso della sua carriera nello smaltimento dei rifiuti.

Non un attico, ma una rinomata attività commerciale, i Trulli, all’angolo del Salone con affaccio sempre su piazza dei Frutti, l’ha avviata già negli anni ’90 il pugliese Giuseppe D’Onofrio, implicato, nella sua terra d’origine, in anni ormai lontani in traffici di droga e sigarette in collaborazione con Cosa nostra siciliana. Una manciata di metri più in là, in piazza dei Signori, ha trovato casa Giuseppe Pellicanò, un signore padovano che giura e spergiura di essere vittima di raffinati raggiri da parte di affaristi calabresi e che, oggettivamente, si è trovato a ricoprire il ruolo di socio in affari con personaggi come Antonio Villirillo, crotonese residente da anni a Portogruaro, arrestato nel luglio del 2015 per traffico di droga e definito dagli investigatori «personaggio di un certo spessore negli ambienti malavitosi».

Nel giro di pochi metri affiora un mondo, la rappresentazione plastica di come il centro, santuario del upper class patavina, tirato a lucido come una bomboniera, riservi più di qualche sorpresa. Il salotto buono – non le “degradate” e “insicure” periferie – è abitato anche da una fauna particolare. Che non disturba i traffici e i commerci, non importuna i clienti, non assilla con richiesta inopportune. Anzi. Fluidifica e facilita. Immette risorse nei circuiti ufficiali. Offre servizi – come il riciclaggio del “nero” o lo smaltimento dei rifiuti – vitali per molte attività economiche di rispetto.

Vengono spontanee alcune domande: come si fanno i soldi oggi? Come è composta la borghesia degli affari? Quali sono le sue leggi e le sue regole?

Abbiamo assistito in questi anni ad una mutazione che non ha residuato una semplice economia criminale. Si tratta piuttosto di una specie mutante ibrida, meticcia, che sfuma il confine di un’economia sana e di un’economia criminale. Ci troviamo di fronte ad un nuovo sistema economico, un’economia grigia, intermedia, che opera una saldatura tra l’universo legale e quello illegale. Una saldatura intessuta nel vasto mondo, cresciuto in questi anni di trasformazione, dei servizi e delle professioni terziarie, dei ruoli di connessione e di servizio alle imprese.

E tutto questo in silenzio: la compenetrazione tra capitali legali e illegali avviene sulla base di una reciproca convenienza e senza modalità aggressive. Piano piano.

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