Il nuovo rapporto della Dia e il Veneto

8f1d149a-c24b-4239-a4a2-3b4d42c2aeb8_1200x500_0.34x0.48_1_cropLa strategia espansionistica delle cosche passa – secondo gli investigatori – anche attraverso un’esportazione dei ‘comportamenti’ mafiosi, in grado di scardinare gli apparati burocratici di altre regioni”. E’ forse questo il campanello d’allarme più significativo che emerge dal nuovo rapporto della Dia, la polizia antimafia, relativa al primo semestre 2017. Secondo gli investigator l’attività della criminalità calabrese sarebbe ormai “sbilanciata” verso le regioni del nord. Nota particolarmente preoccupante se temiamo conto la già non particolare perfomance che l’apparato amministrativo veneto ha dimostrato, ad esempio, nel caso del Mose. In alcune regioni come la Liguria, il Piemonte e la Lombardia “diverse attività investigative hanno infatti disvelato l’esatta riproduzione della strutture criminali calabresi, evidenziando la presenza di autonome locali, con rigide compartimentazioni e ripartizioni territoriali”. In altre, come il Veneto, sono “altrettanto significative le presenze segnalate”. Anche quest’ultima parrebbe annotazione di particolare rilevanza.

Il rapporto segnala, per quanto riguarda il Nordest, l’inchiesta Valpolicella condotta dalla Dia di Padova nel corso della quale “sono stati individuati 36 soggetti, di cui tre arrestati, indagati per i reati di associazione di stampo mafioso, estorsione, rapina, usura e frode fiscale”. Con questa inchiesta “le infiltrazioni nel tessuto economico della regione hanno trovato un’importante conferma”.

Segnalate inoltre le “presenze di soggetti legati a cosa nostra, i quali tenderebbero a radicarsi, senza tuttavia replicare le strutture tipiche della Regione di provenienza”, attivi nel riciclaggio e nel reinvestimento di capitali illeciti attraverso l’acquisizione di attività commerciali ed imprenditoriali. Anche la criminalità campana, duramente colpita in questi ultimi anni dall’attività di repressione, mantiene degli interessi nel Veneto ed in particolare il gruppo Mallardo, storico gruppo del napoletano, gestiscono “diversificate attività” imprenditoriali nella nostra regione.

Di particolare interesse i paragrafi riguardanti le attività internazionali della criminalità organizzata italiana che mantengono importanti interessi ed operatività in Germania e nell’est Europa. E se Timsoara fu battezzata negli anni ’90 l’ottava provincia veneta per la delocalizzazione in quella località di moltissime attività imprenditoriali nordestine, proprio la città rumena è stata teatro di un importante inchiesta della Dia di Genova su un pregiudicato calabrese che favoriva il trasferimento “pezzo per pezzo”, di gruppi industriali nel territorio rumeno e bulgaro, evitando così le rischiose procedure fallimentari e le pendenze fiscali.

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