«Una famiglia contigua alle cosche»

C’è una società nel Veronese attiva nel campo dei rifiuti che è da anni sotto osservazione degli investigatori antimafia tanto da essere stata oggetto di interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Verona nel marzo del 2017. Si tratta della Adf srl, tuttora attiva, che viene iscritta nel gennaio 2011 nel registro delle imprese di Crotone per poi spostarsi nel Veronese, a Belfiore precisamente, dove è attiva nel “trasporto di materiali a discarica per conto terzi” e “estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti”. È di proprietà di Vincenzo Aversa De Fazio con il 99% delle quote e per l’1% di Gianfranco Lettieri.

Vincenzo è figlio di Antonio Aversa De Fazio, imprenditore da anni attivo nel Veronese nel settore dell’autotrasporto «e nei cui confronti sono emersi molteplici elementi di contiguità con la criminalità organizzata», si legge nel provvedimento di interdittiva. Sarebbe emersa dall’inchiesta Aemilia il legame d’affari – di «cointeressenza economica», lo definisce la Prefettura – tra Vincenzo Aversa De Fazio e vari sodali dell’organizzazione ‘ndranghetista che faceva riferimento a Nicolino Grande Aracri. «…Dino mi ha pulito quattro soldi sai… 300mila euro…», è un brano della conversazione avvenuta tra lui e Giuseppe Giglio, collaboratore di giustizia, condannato a sei anni nel processo d’appello Aemilia. Dino è Donato Clausi, commercialista, condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso. Parente stretto della celebre frase del giudice Falcone «segui il denaro» è «segui il commercialista», che nel caso è Leonardo Villirillo, segnalato in grande attività tra le provincie di Verona, Rovigo e Padova, soprannominato nell’ambiente “cassa di finocchio”. Villirillo segue gli interessi economici della famiglia Aversa De Fazio e risulta «personaggio in diretti rapporti con il boss Grande Aracri Nicolino» e, scrive la Prefettura scaligera, «rappresenta un elemento chiave nella valutazione del rischio di infiltrazione mafiosa nei confronti della Adf srl».

Vincenzo controlla una serie di imprese tutte attive nel movimento terra e nei rifiuti con un buon successo negli affari. «È emerso – si legge nell’interdittiva prefettizia – che le ditte facenti capo alla famiglia Aversa De Fazio effettuano trasporti con tariffe sotto costo rispetto al resto del mercato». «Ciò fa ragionevolmente supporre – prosegue il documento vidimato dal Prefetto Salvatore Mulas – che la capacità di operare in perdita sia riequilibrata da entrate illecite provenienti da associazioni criminali organizzate calabresi».

L’interdittiva, lo ricordiamo, è un provvedimento preventivo, non una condanna penale, che impedisce alla ditta di lavorare con la pubblica amministrazione. Viene emessa nei confronti di società per cui ci sono fondati motivi di sospettare sia influenzabile dal crimine organizzato. La famiglia Aversa De Fazio ha ricorso al tribunale amministrativo per discutere il merito del provvedimento.

Significativo anche l’1% detenuto da Gianfranco Lettieri, marito della sorella di Vincenzo Aversa De Fazio e, soprattutto, figlio di Francesco Lettieri «gravato da precedenti penali e/o di polizia» tra l’altro per associazione a delinquere di stampo mafioso e tentato duplice omicidio. Anche il nonno, Salvatore, come il padre, era affiliato alla cosca Farao Marincola di Cirò ed è stato ucciso in un agguato. Della stessa cosca facevano parte Gaetano Aloe arrestato a Trissino, in provincia di Vicenza, e Antonio Bartucca e Giovanni Spadafora gravitanti nel padovano. Le coincidenze, alle volte.

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