I Giardino a Padova

dia giardinoC’è un cognome che spicca in quest’ultima inchiesta della procura padovana sui giri di droga e false fatture e che per la prima volta fa capolino a Padova. Giardino è un cognome che a Verona fa drizzare le orecchie e tremare le vene ai polsi. Corrisponde ad una storia criminale vecchia di vent’anni di cui si è resa protagonista una estesa famiglia, composta di più nuclei familiari, originaria di Isola Capo Rizzuto in provincia di Crotone. Già negli anni ’90 la famiglia è protagonista di un inchiesta della magistratura scaligera significativamente denominata Clean Garden – giardino pulito, in inglese – che riguardava diverse attività come traffico di droga e rapine. Il Giardino che ha frequentato Padova in questi ultimi due anni, Antonio di 49 anni, è titolare di una ditta di costruzioni, ma all’attività d’impresa affianca, per così dire, degli extra. Insieme al suo “attendente” Pasquale Pullano, tra il 1998 e il 1999 era stato arrestato perché imponeva nei locali pubblici del veronese slot machines truccate di cui riscuotevano le vincite. Per non parlare del traffico di droga e le rapine di cui si sono resi protagonisti in tutti questi anni. Secondo gli inquirenti Antonio Giardino era addetto, all’interno della vasta famiglia, all’assistenza dei parenti detenuti. Compito senz’altro gravoso: basti pensare che l’altro nucleo della famiglia Giardino, residente a Sona, nella zona del lago di Garda, composto da 10 figli, cinque sono stati recentemente in carcere per reati come estorsione, usura e rapina.

Antonio manteneva anche i contatti con la Calabria e per questo Antonio Bartucca si rivolge, con una certa deferenza, a lui per intraprendere il traffico di droga da far arrivare dalla Calabria e smerciare nel padovano e nel veneziano. Dalla Calabria arriva la droga e questo elemento è parte di una complessa rete di rapporti che riguarda soldi – Bartucca e Spadafora, rivelano i pentiti, periodicamente versavano parte dei guadagni alla casa madre – appoggi, armi e il necessario riconoscimento per poter operare anche al nord.

Malgrado la più che ventennale storia criminale del vasto clan familiare, i Giardino sono riusciti ad operare anche nel campo dell’economia legale, sia nell’edilizia – un’azienda della famiglia Giardino è stata impegnata fino a pochi mesi fa nei lavori di rifacimento della stazione ferroviaria di Verona – sia nei lavori di armamento ferroviario dove sono riusciti a piazzare le loro società in diversi subappalti.

Il pesante alone mafioso che circonda il loro operato, e malgrado gli intensi rapporti con il territorio di provenienza, non ha mai provocato un’azione della magistratura veneziana che riconoscesse la loro appartenenza. Insomma non c’è mai stata un’inchiesta nei loro confronti, ma in generale nel veronese, che ipotizzasse l’associazione a delinquere di stampo mafioso. Anche se i Giardino sono imparentati con la famiglia Nicoscia, con la famiglia Arena e Capicchiano, le grandi famiglie ‘ndranghetiste di Isola Capo Rizzuto la magistratura veneta non ha mai ritenuto di tracciare un filo che tenesse insieme le tante e diverse vicende delittuose. Vicende che sono rimaste così episodi isolati, perseguiti separatamente gli uni dagli altri.

Solo la Prefettura di Verona ha emesso un’interdittiva antimafia, nel 2017, nei confronti della Nicofer, una ditta controllata da loro e dalla famiglia Nicoscia, ipotizzando quindi una loro appartenenza al mondo della criminalità organizzata.

Il mancato riconoscimento della loro appartenenza li ha agevolati nei contatti con il mondo politico veronese e ne loro dichiarato e attivo appoggio all’amministrazione guidata da Flavio Tosi. In una telefonata intercettata dai carabinieri di Crotone tra due inquisiti nel 2012 nel periodo delle leezioni amministrative veronesi che hanno determinato la rielezione di Tosi, uno dei due dice che sta cercando telefonicamente Alfonso Giardino a Verona, al che il secondo risponde: “Oh, bè sono in festa, ora che là a Verona ha vinto Tosi quello che appoggiavano loro, quindi secondo me sono in festa”.

Una “passione” per la politica che indicherebbe la volontà di investire nel lungo periodo in un territorio. Ora la famiglia ha fatto la sua comparsa anche a Padova, città che da un po’ di tempo gli organi inquirenti indicano come luogo dove “nel tempo sono state rilevate […] qualificate presenze di soggetti ‘ndranghetisti”.

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