La matassa mafiosa a Padova

padova03Hanno trovato il filo ed ora poco a poco la matassa si sta srotolando. Il filo si chiama Antonio Bartucca, ‘ndranghetista di peso, che nel padovano ci ha vissuto e lavorato per dieci anni. La polizia antimafia sta ricostruendo le sue attività e suoi contatti cercando di mettere in luce le connessioni tra due mondi: uno è quello dell’area grigia dell’economia padovana e veneta affollata di imprenditori, professionisti e, come abbiamo visto, dirigenti di banca, disponibili ad entrare in affari con i gruppi criminali. Compromissione che non deve per forza riguardare il traffico di droga, ma semplicemente la complicità in giri di fatture per operazioni inesistenti, una tipologia di reato fiscale socialmente accettata e una pratica diffusissima tra i gruppi criminali calabresi al nord.

L’altro mondo, strettamente intrecciato al primo, è quello delle reti ‘ndranghetiste presenti in Veneto. Antonio Bartucca, e il suo sodale Giovanni Spadafora – sotto la supervisione di Vincenzo Giglio che a Padova ha risieduto per alcuni periodi – avevano contatti diretti con Gaetano Aloe, residente a Trissino nel vicentino. Aloe risulta titolare di fatto di una banale pizzeria per asporto, il Gaglioppo, che ha rappresentato un importante punto di riferimento per gli appartenenti alla cosca Farao e Marincola. originaria di Cirò nel crotonese decapitata dall’inchiesta Stige del 9 gennaio di quest’anno. Anche Giuseppe Spagnolo gravitava nel vicentino. Con il soprannome di “u banditu” è ritenuto dagli inquirenti “il braccio destro di uno dei capi dell’organizzazione criminale di Cirò“.

Giuseppe Spagnolo e Gaetano Aloe erano attivi in un promettente business della cosca Farao Marincola: la raccolta e il riciclaggio di materiale plastico. I due hanno finanziato la costituzione della società Ag Film s.r.l., “nata per garantire alla cosca cirotana il controllo del settore del riciclaggio di materie plastiche” secondo la ricostruzione della Procura di Catanzaro. Sede amministrativa a Mogliano Veneto, la società risultava di proprietà di Francesco Aloe e Marco Gaiba perchè incensurati e nei fatti controllata da Spagnolo e Gaetano Aloe. A Padova Bartucca e Spadafora hanno incrociato un vecchio boss di Taurianova, ergastolano dal lontano 1977, in libertà condizionata, Giuseppe Avignone gli ha frequentati assiduamente, assieme con altri degli arrestati nell’inchiesta di ieri come Domenico Sottile. Il reticolo di cui Bartucca rappresenta un nodo importante, porta a Verona con Antonio Giardino che con lui si era accordato per gestire il traffico di droga dalla Calabria. L’estesa famiglia Giardino occupa un ruolo di un certo rilievo nel veronese, territorio che conta una presenza ‘ndranghetista persistente e radicata. Il nucleo centrale della famiglia è formato da Domenico Giardino, sessant’anni padre di dieci figli di cui cinque hanno avuto recenti vicessitudini con la giustizia per reati come estorsione, usura e rapina. Arrivati a Verona da Isola Capo Rizzuto agli inizi degli anni ’90, i Giardino sono imparentati con la famiglia Nicoscia, con la famiglia Arena e Capicchiano, le grandi famiglie ‘ndranghetiste di Isola Capo Rizzuto. Esiste un altro nucleo della famiglia Giardino, strettamente collegato con il primo, di cui fa parte Antonio, nato nel 1969, arrestato ieri. I due nuclei della famiglia Giardino si sono attivati congiuntamente, ed insieme a diverse altre famiglie originarie del crotonese e dai curriculum non edificanti, in diverse occasioni, ma in particolare in occasione della campagna elettorale per le elezioni amministrative a Verona che portarono alla rielezione di Flavio Tosi alla guida del Comune di Verona. Il loro sostegno si indirizzò in particolare verso Marco Giorlo, risultato il più votato, e nominato assessore allo sport. Giorlo si dimise dopo una puntata di Report che documentò i suoi rapporti con i Giardino. Comuni interessi in alcuni business, come l’appalto per la costruzione di una caserma dei carabinieri nel vicentino ottenuto dalla Elledue costruzioni di Gennaro Longo di Lamezia Terme, mettono in connessione le famiglie veronesi con la famiglia di costruttori ed immobiliaristi De Martino del Lido di Venezia, il cui padre Saverio è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli interessi e le amicizie di Bartucca, come ha rivelato il fratello di Giovanni Spadafora, collaboratore di giustizia, portano in Friuli Venezia Giulia ed in particolare a Monfalcone dove opera la famiglia Iona destinatario della prima inchiesta per associazione a delinquere di stampo mafioso in Friuli Venezia Giulia.

A breve, assicurano dagli uffici della Dia di via Astichello a Padova, assisteremo ad ulteriori sviluppi.

 

da il Mattino 23 gennaio 2018

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