Imprese venete proiettate nel mercato internazionale, e fin qui niente da dire, anzi. Il problema si pone se l’impresa si è beccata, a giugno, un’interdittiva antimafia dalla Prefettura di Verona perchè controllata da famiglie, da tempo residenti a Verona, considerate parte dell’orbita ndranghetista: i Giardino e i Nicoscia. Così non ci facciamo una gran figura. L’interdittiva della Prefettura veronese nei confronti della Nicofer è la carta che il sindacato danese si sta giocando proprio in questi giorni per convincere le incredule autorità danesi che in effetti sì, delle imprese in odor di mafia, provenienti dalla città di Romeo e Giulietta, stanno operando nella linda e tersa patria di Amleto al seguito della maggiore società italiana di armamenti ferroviari.

Ma andiamo con ordine. Ad Aahrus, la seconda città della Danimarca, quest’anno capitale europea della cultura, da un paio d’anni sono attivi i cantieri per la costruzione di nuove linee metropolitane veloci. L’appalto per la costruzione ha visto le aziende italiane in prima fila, tra cui la Grandi Costruzioni Ferroviarie (Gcf), importante impresa specializzata in costruzione di ferrovie con sede a Roma e guidata da Ernesto Rossi. Già nel settembre del 2016 il combattivo sindacato danese 3F denunciò alla polizia danese la presenza, ad Aahrus e a Copenghen – dove c’è un altro cantiere per l’ampliamento della metropolitana – la presenza di due imprese, la New World Construction e la Nicofer che il sindacato definiva “collegate alla mafia italiana”. Le due ditte avevano entrambe sede a Sona – ora la Nicofer si trasferita nella vicina San Giovanni Lupatoto – nel veronese e risultano amministrate da membri della famiglia Giardino e Nicoscia. Gcf negò di aver affidato un subappalto alla New World Construction, mentre ammise la presenza della Nicofer – nel ruolo di fornitrice di mandopera – che in effetti risulta nel registro delle società straniere operanti in Danimarca. Quasi tutti gli operai “gestiti” dalla Nicofer provengono da Isola Capo Rizzuto. Ernesto Rossi allorà confermò comunque di conoscere Vincenzo Giardino, direttore tecnico della New World Construction (amministratrice la moglie, Melissa Manoli), di aver già lavorato diverse volte con loro, ma di non sapere nulla dei guai giudiziari della sua famiglia. Vincenzo finirà in carcere per estorsione nel giugno del 2016. Francesco, finito agli arresti anche lui, stessa vicenda, medesime accuse, risulta di avere lavorato ad Aarhus direttamente sotto le dipendenze di GCF da febbraio fino a giugno 2016.

Le autorità danesi non diedero molto peso alla denuncia, per la loro cultura giuridica la mafia, e comunque i reati associativi, sono cose difficili da comprendere. Dopo un’inchiesta del settimanale danese Weekenddavisen firmata dai giornalisti Morten Beiter e Klaus Wivel, che fecero un lungo e approfondito reportage dal veronese, non si seppe quasi più nulla e la vicenda cadde nell’oblio. Sui giornali danesi la vicenda è tornata d’attualità in questi giorni: un rapporto della società di revisione Ernest & Young – commissionato dalla società che gestisce i lavori – sulle condizioni di lavoro nelle imprese impegnate nella costruzione della linea ferroviaria, ha dato dei risultati preoccupanti. Orari di lavoro troppo lunghi, paghe insufficenti e versate in contanti, scarsa trasparenza nei conti. In Danimarca l’argomento del dumping sociale e della tenuta del loro modello di welfare e di relazioni sindacali è molto sentito e i risultati del rapporto di Ernest & Young hanno tenuto banco sui giornali in questi giorni. Viene così ufficialmente alla luce quello che il sindacato denunciava da mesi: gli operai vengono pagati come se lavorassero il minimo di ore, il resto viene consegnato brevi manu, in contanti, senza che figuri in busta paga, da fiduciari della famiglia Giardino. Una vertenza di lavoro interna dal sindacato nell’aprile di quest’anno si è conclusa con un accordo fra le parti con un risarcimento di 2,5 milioni di corone invece delle 22,1 richiesti. Il sindacato ha denunciato che le persone che avrebbero dovuto testimoniare non si sono presentate per le minacce ricevute. E un clima di fortissima tensione si respira in questi giorni nel cantiere. Avuta notizia dell’interdittiva antimafia emanata nel giugno di quest’anno il sindacato ha deciso di rinnovare la denuncia del rischio di infiltrazioni mafiose. D’altronde il documento prefettizio non ci gira intorno: “elementi di rilievo sono quindi risultati sia la fitta rete di attività economiche gestite – direttamente o indirettamente – dalla nota famiglia sia gli autonomi collegamenti parentali sussistenti tra questa ed altre ulteriori famiglie di origine calabresi invariabilmente riconducenti al bacino geo-criminale ascrivibile alle ‘ndrine di Isola di Capo Rizzuto (KR)”. I vertici della Gcf, interpellati dai giornali danesi, negano la validità del documento della Ernest & Young.

Pubblicato su La Nuova di Venezia 28 agosto in una imagesversione più stringata