francesco_depasquale_presidente_as_andriaA ciascuno il suo sogno nella vita. Francesco Depasquale, crotonese, 45 anni di cui la metà vissuti a Bassano del Grappa, ha sempre cercato di diventare presidente di una squadra di calcio. E ci è pure riuscito. E’ stato presidente del Montichiari Calcio, quando la squadra della provincia bresciana militava in serie D, dall’ottobre 2011 all’aprile 2013 quando la società è fallita. La Commissione disciplinare gli ha assestato una multa di 50mila euro per aver “determinato con il proprio comportamento la cattiva gestione della Società e il dissesto economico-patrimoniale che hanno determinato il fallimento della stessa”. Depasquale non si è perso d’animo: ci prova, quasi contemporaneamente, con il Mantova – “le aziende padovane G.M. Food e Il Legno srl sono al nostro fianco”, assicura -, con il Civitavecchia – anche qui garantisce l’appoggio di “cinque imprenditori, solo io sono di Crotone, poi gli altri sono del Veneto, fra Padova e Vicenza” – e con il Treviso Calcio – dove la trattativa naufraga all’ultimo momento – e il Taranto Football Club.

Alla fine la spunta ad Andria, in Puglia, squadra di Prima Divisione. Anche qui l’acquisizione, come sarebbe avvenuto a Treviso se fosse andata in porto, formalmente se la aggiudica Stefano Rossi, amministratore delegato della Hdx, società romana che opera nel settore del fotovoltaico. Ma il dominus vero, che porta, l’8 maggio 2014, l’Andria al fallimento, è lui, il nostro Depasquale. Il quale, il 13 settembre 2016, conosce una nuova condanna dal tribunale sportivo per 5 anni di inibizione e 30mila euro di ammenda per aver “sottratto e/o occultato e/o omesso la tenuta delle scritture contabili obbligatorie della Società, in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e degli affari”.

Va detto che Depasquale nella carriera sportiva non è aiutato dalla fama che si porta dietro. A Mantova, in particolare, durante le trattativa per l’acquisizione della società, compaiono dei volantini in cui viene citata la sua parentela con il boss Domenico Megna. «È mio cugino – ha commentato Depasquale alla Gazzetta di Mantova – quando il pm mi ha chiesto se avevo mai fatto dei regali a Megna ho risposto di sì: ho fatto avere a mio cugino dei vestiti, delle scarpe e del formaggio in carcere. Io non ho mai approvato quello che mio cugino ha fatto, ma gli voglio comunque bene come si vuole bene ad uno della famiglia. I parenti non si possono certo scegliere. Ci tengo a precisare che sono una persona totalmente pulita e che non sono mai stato imputato in nessun tipo di processo”.

In realtà, parenti a parte, Depasquale una condanna, per ricettazione, l’ha rimediata nel 2006 in compagnia di Alfredo Giardino [appartenente al ramo proveniente dalla frazione di Papanice, Crotone, dell’estesa, ed effervescente, famiglia trapiantata nel veronese]. Nell’inchiesta, che ha riguardato la vendita attraverso canali clandestini di merce di svariata tipologia e provenienza, viene coinvolto anche l’imprenditore edile bassanese Silvio Perissutti. Lo stesso imprenditore che, lo leggiamo nelle carte dell’inchiesta che colpisce la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, riceve un bonifico – “presso la Banca San Giorgio Quinto Valle Agno per poi essere successivamente trasferiti, con bonifico, in Svizzera” – di 182 mila euro da Antonio Poerio, figura chiave della gestione, per conto della ‘ndrangheta, del centro per immigrati di Isola Capo Rizzuto. E che rileva, nel 2005, dallo stesso Depasquale la Pieffe Fin Edil srl, azienda edile di Crotone (frazione di Papanice). E se i parenti non si possono scegliere, le frequentazioni si possono selezionare. Quando la casa di Depasquale va a fuoco, per cause non chiarite, nel 2010, il primo ad accorrere sul posto è Sergio Bolognino, residente a Tezze sul Brenta, succesivamente arrestato nel quadro dell’inchiesta Aemilia contro gli affari al nord della cosca Grande Aracri.

La passione di Depasquale non si limita al calcio, ma comprende le auto di lusso dove lo troviamo in società con Giacomo Crisafulli nella Diapason Rent, società che, tra le altre cose, noleggia auto di lusso. Di Crisafulli, ora residente a Montebelluna, ci siamo già occupati su questo giornale perchè acquistò, nel 2011, le quote, poi sequestrate dalla magistratura, di Rosario Bagalà nella società Charter Plus di Roma. Quelle quote sono state riconosciute come beni riconducibili al boss ndranghetista Nicola Delfina. Attualmente Depasquale risulta amministratore della Venice Elegant Rent srl di Montebelluna, società di noleggio autovetture e socio della Gerita importexport sas, società del bresciano attiva nel commercio all’ingrosso di prodotti alimentari.

 

il Mattino 23 luglio 2017