negrini “C’è bisogno di cuore e buonsenso”. E’ così che Stefano Negrini motiva la sua ricandidatura a sindaco di Gazzo Veronese, comune di 5mila abitanti nella bassa veronese.

Sei anni dopo la condanna (patteggiata) a due anni per associazione a delinquere e per abuso d’ufficio e otto anni dopo quella clamorosa operazione giudiziaria che portò agli arresti domiciliari lui, l’ex segretario comunale, il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune e tre componenti della commissione edilizia.

Il neocandidato sindaco è stato riconosciuto dalla sentenza del tribunale di Verona al centro di una “cricca” in grado di portare a buon fine una serie di pratiche edilizie irregolari. Stefano Negrini “abusando della sua posizione”, prima come assessore con delega all’urbanistica poi a partire dal giugno del 2014 di sindaco, con delega all’edilizia pubblica e privata, e presidente della commissione edilizia “costituiva un comitato d’affari finalizzato, in via principale, ad assicurare in modo pressoché sistematico il rilascio – in violazione di legge e quindi in assenza dei presupposti giuridici – di concessioni edilizie, premessi di costruire o altri titoli ad edificare”. Una macchina degli abusi edilizi. Perfettamente oliata. Lui stesso predisponeva i progetti, che venivano firmati da prestanome. E lui stesso come sindaco, assessore all’edilizia e presidente della commissione edilizia li vagliava, monitorava e approvava, facendo anche predisporre delle sanatorie campate per aria. Su un campione di 41 pratiche edilizie – anni 2005 e 2006 – ben 28 sono risultate irregolari (spesso edificazioni o ampliamenti in zona agricola) e di queste, 24 erano ascrivibili ai membri del comitato d’affari. La linea difensiva dell’ex sindaco e neocandidato è riassumibile in questa dichiarazione rilasciata dopo le dimissioni nel 2009: “Sono indagato per aver fatto tutto ciò che si poteva al sol fine di esaudire le legittime richieste dei cittadini di Gazzo”. Una linea che si è dimostrata inefficace in tribunale, ma che risulterà quasi certamente vincente nel segreto dell’urna visti che gli unanimi pronostici che lo danno vincente con ampio margine. In questi anni, Negrini non si è dedicato solo alla famiglia. Un dettagliato esposto del consigliere di minoranza Gianpaolo Boninsegna lamenta della presenza costante dell’ex sindaco in municipio, anche durante le riunioni politiche. La compagna, Veronica Leardini, è assessore alla cultura e sarebbe stata pronta a scendere in campo se al compagno fosse stato impedito di candidarsi. Sulla spericolata politica urbanistica dell’era Negrini pende ora la sentenza della Corte dei Conti che ha condannato i membri delle giunta di allora al pagamento di 60mila euro per danno erariale.

 

il Mattino di Padova 26 aprile