Ancora una volta un’inchiesta nata altrove – in questo caso a Napoli – mette in luce l’operatività in Veneto di un’azienda – la Lande srl, attiva nelle bonifiche di porto Marghera e nel “Passante Verde” – imputata di tessere collaterale alla criminalità organizzata.

Come ci informano (qui) oggi i giornali locali del gruppo dell’Espresso, la Lande è coinvolta nell’inchiesta che ha travolto il segretario del Pd campano Stefano Graziano. L’inchiesta ha portato a nove arresti con accuse come corruzione, turbativa d’asta con l’aggravante di aver agevolato il clan dei Casalesi.

L’interesse delle imprese legate alla camorra era stato denunciato da un dossier di Legambiente del 2014 in cui il giornalista Toni Mira segnalava il provvedimento di sequestro emesso il 16 gennaio 2013 dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti della società Eco Art costituita a Cesano Maderno (Monza) nel settembre 2012 dall’imprenditore Pasquale Pirolo, per gli inquirenti legato proprio al clan dei “casalesi”, da Antonio Bardellino alla “famiglia” Schiavone, che intendeva sfruttare sofisticate tecnologie di disinquinamento, sperimentate di recente dall’università di Modena. Progetti che avrebbero beneficiato di ingenti finanziamenti nazionali e comunitari che sarebbero poi finiti nelle casse del clan.

“Emerge dagli atti – si legge nel decreto di sequestro – la volontà di perseguire la realizzazione di alcuni progetti ricollegati da un lato allo sviluppo di una particolare tecnologia di depurazione delle acque reflue o contaminate, dall’altro agli interessi della criminalità organizzata (in particolare ad alcuni settori del clan dei casalesi) in tale fondamentale campo imprenditoriale, posto che con tale tecnologia potrebbe risultare possibile e conveniente la bonifica ambientale di siti contaminati da rifiuti organici e altro”.

Anche la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha segnalato l’interesse della criminalità organizzata per l’attività di bonifica: “Anche le bonifiche dei siti contaminati – si legge nella “Relazione sulle bonifiche dei siti contaminati in Italia: i ritardi nell’attuazione degli interventi e i profili di illegalità” approvata il 12 dicembre 2012 – sono state in qualche modo risucchiate dalle organizzazioni criminali che, ancora una volta, hanno messo a disposizione il territorio per la ricezione di rifiuti pericolosi e tossici provenienti dalle attività di bonifica.

Ma c’è un motivo strategico per cui le bonifiche di Porto Marghera sono (state) terreno fertile per le organizzazioni criminali: la corruzione (sul rapporto tra criminalità organizzata e corruzione vedi qui). Come sappiamo anche le bonifiche sono entrate a pieno titolo nel grande saccheggio orchestrato dal Consorzio Venezia Nuova e dai suoi sodali.

L’inchiesta ha messo il luce come l’allora ministro dell’ambiente Altero Matteoli – uno dei più attivi numi tutelari del Consorzio – fosse intervenuto perchè le bonifiche della laguna fossero appannaggio del CVN. Tra le richieste che fa Matteoli, secondo l’accusa, è che una ditta del suo entourage, la Socostramo, possa partecipare ai lavori di bonifica e che la Vittadello – ditta di Limena (Pd) già coinvolta in casi di corruzione – possa lavorare a Napoli.

Matteoli è a processo a Venezia. Ed è stato eletto, nel gennaio di quest’anno, presidente della commissione lavori pubblici e comunicazioni del Senato della Repubblica.