Prende il via oggi l’udienza preliminare per la morte dei quattro operai avvenuta nel settembre del 2014 all’interno dello stabilimento della Co.im.po di Cà Emo, frazione di Adria. Ditta specializzata nel trattamento di rifiuti speciali, in particolare fanghi da depurazione.

Come alcuni di voi ricorderanno i quattro operai morirono investiti da una nube tossica prodotta dallo sversamento di acido solforico da una autocisterna in una vasca di fanghi di depurazione. In pochi istanti morirono in quattro.

Il processo dovrà chiarire cosa è «andato storto» per cui l’acido solforico versato nella vasca di decantazione ha reagito con l’ammoniaca portando alla produzione di una micidiale nuvola di vapore tossico. Ma un altro procedimento sta prendendo avvio a Venezia dove verrà preso in esame sull’intero ciclo di produzione della ditta, sulle sostanze trattate e sui procedimenti e le autorizzazioni allo smaltimento.

A Venezia è stata inviata per competenza la parte dell’inchiesta relativa alla “Attività di gestione di rifiuti non autorizzata” e alle “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”. Sarà quindi a Venezia che si cercherà di chiarire se la ditta dove sono morti i quattro operai in realtà operava un’attività di smaltimento di ingenti quantità di rifiuti nei campi, sotto forma di pretesi “fertilizzanti”.

Una ditta importante la Co.im.po., sorta negli anni ’80 a Cà Emo, piccola frazione di Adria, che trattava 100mila tonnellate all’anno di rifiuti speciali. Rifiuti che provenivano da tutta Italia (e anche dall’estero stando alle dichiarazioni degli abitanti che notavano le targhe dei camion in arrivo).

Operazione in sé non illecita se il trattamento dei rifiuti viene condotto a dovere. La normativa è molto complessa e ammette l’utilizzo di rifiuti, opportunamente trattati, quali liquame zootecnico, scarti di produzione di industrie tessili, del pellame e del legno che la Co.in.po. ufficialmente trattava. Altra cosa sono fanghi di origine industriale, contenenti metalli pesanti. Molto dipende dai controlli che vengono effettuati e “se” vengono effettuati.

L’odore nauseabondo che proveniva dalle lavorazioni della ditta e dalla “concimazione” dei campi ha attirato le proteste e i malumori degli abitanti che per un periodo formarono anche un comitato e lanciarono una raccolta di firme.

La mobilitazione dei cittadini ebbe vita breve anche perché una parte degli abitanti di Cà Emo non ha voluto mettersi contro Mauro Luise, il titolare, che dal trasporto latte si era convertito, nella metà degli anni ’90, al settore rifiuti mietendo in breve tempo grande successo. Nel frattempo Luise si è trasferito in Romania dove ha avviato una attività nel settore agricolo insieme al vecchio socio Gianni Pagnin che comunque è rimasto al comando della Co.in.po. divenendone dal dicembre 2012 nuovo amministratore. Massimo Barbujani, il sindaco di Adria, dopo la tragedia ha ricordato la generosità di Luise nel sostegno alle iniziative del paese. In effetti la sponsorizzazione della Co.im.po ha sorretto molte manifestazione compresa l’attività della locale squadra di calcio.

Un’analisi eseguita dal Corpo forestale dello stato nel 2011, su richiesta dell’amministrazione di un paese delle vicinanze dove la ditta sversava il suo prodotto, San Martino di Venezze, registrava una quantità superiore al consentito di «correttivo calcico». Il «fertilizzante» proveniente dalla Co.in.po. veniva portato e «subito interrato da mezzi agricoli e carro – botti muniti di interratore» scrivono gli agenti del corpo forestale. Oltre 25mila quintali di sostanze nel giro di una settimana sono state sparse (ed interrate ad almeno 40 centimetri di profondità) nel terreno oggetto dell’analisi del corpo forestale, che nella nota sottolineano: «un così ingente impiego non risulta giustificato da alcun studio approfondito sulle caratteristiche del terreno che determinano un pH così elevato e di conseguenza sull’idoneità del correttivo calcico che viene impiegato sui terreni fortemente alcalini; non risulta poi essere stato fatto un calcolo del fabbisogno del gesso in base ai parametri del terreno, né è stato predisposto un piano di utilizzazione agronomica o un monitoraggio sull’andamento dei risultati ottenuti come invece la buona pratica agricola richiederebbe».

Gli agenti forestali chiudono allarmati: «per quanto appreso in sede di controllo, risulta che altre superfici in disponibilità della Co.in.po. siano state in passato interessate dall’applicazione del correttivo calcico prodotto dall’Agribiofert e dunque non si esclude che la problematica esposta riguardi [..] anche altre superfici agricole».

Questi i nomi dei morti della vera e propria strage di lavoratori avvenuta nelle campagne polesane un anno e mezzo fa: Nicolò Bellato, 28 anni, di Bellombra, ragionere di Coimpo; Paolo Valesella, 53 anni, di Bindola (Adria), operaio Coimpo; Marco Berti, 47 anni, di Sant’Apollinare, dipendente Coimpo; Giuseppe Baldan, 48 anni, di Liettoli, località di Campolongo Maggiore, camionista.