La «3MG Immobiliare » di Albignasego,  la «Edilguizza» di Padova , sempre di Padova, la «Teolo Residence srl». Tutte imprese edili partecipate dalla Edil Crivellin di Mario Crivellin, che risulta socia di imprese riconducibili all’imprenditore Giuseppe Faro vicino al clan catanese La Rocca.

I responsabili veneti delle imprese citate non sono sotto inchiesta e le loro quote societarie non sono state oggetto di sequestro. Gli imprenditori interpellati dai giornali locali si ritengono vittime di un danno d’immagine per essere stati accostati ad un impresa criminale.

L’ottima Roberta Polese ci informa, sul Corriere del Veneto di oggi, che la  «3MG immobiliare srl» e la «Edilcrivellin srl» hanno operato nel comune di Albignasego in una vasta lotizzazione ottenuta grazie ad una variante al piano regolatore.

Sarà compito degli inquirenti veneti capire come, a cascata, gli interessi di un imprenditore contiguo a Cosa Nostra possano farsi largo – e soprattutto grazie a quali appoggi – in questo territorio.

Sulla natura delle imprese, assolutamente legali, che possano contare tuttavia sulla partecipazione di quote derivanti dall’area criminale, c’è una vasta letteratura. Sono infatti sempre più frequenti gli intrecci tra l’impresa di mafia e l’impresa che formalmente non si caratterizza per origini e comportamenti criminali.

In particolar modo dagli anni novanta abbiamo assistito alla diffusione di una molteplicità di figure di impresa che si collocano nella sfera di influenza mafiosa. Il sociologo Rocco Sciarrone ha approntato una sorta di scala di coinvolgimento che vede da un lato gli imprenditori subordinati – quelli che subiscono un rapporto di assoggettamento alla mafia – e all’estremo opposto gli imprenditori mafiosi in senso stretto a cui seguono subito dopo, gli imprendtori collusi e cioè quelli che attivano un partnership intravedendo una convenienza che può derivare dall’apporto di risorse economiche o di “rete”, cioè di capacità di ampliare la sfera di alleanze e di influenza (anche nei confronti della politica o della pubblica amministrazione).

Grazie a queste alleanze tra imprese mafiose e non mafiose “si sviluppano  processi di contaminazione e di ibridazione di economia legale e di economia illegale – come ha scritto Nando Dalla Chiesa -, che affiancano quelli generati dall’impresa collusa e (in misura minore) dall’impresa subordinata e che, nel loro insieme, attraggono quote non irrilevanti di imprenditorialità nell’orbita degli interessi mafiosi”.