Anche se in ritardo mi preme segnalare la manifestazione (qui) dei comitati ambientalisti a Santa Margherita d’Adige nei pressi del nuovo casello della Valdastico sud. Per più di una ragione.

La manifestazione ha centrato l’obiettivo di rompere la cappa di silenzio sul potenziale disastro ambientale provocato dalla presenza di rifiuti sotto il manto della autostrada.

“Le analisi effettuate hanno rilevato – hanno denunciato i manifestanti – la presenza di centinaia di migliaia di tonnellate di scarti di lavorazione industriale, contenenti soprattutto cromo esavalente. Una sostanza mutagena e cancerogena che, una volta raggiunte le falde, potrebbe provocare danni incalcolabili sulla salute delle persone”.

Sarebbero diverse le aree interessate dallo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi. Hanno trovato così conferma le denunce, del gennaio del 2012, di Medicina democratica, dell’Associazione esposti amianto e del comitato locale di cittadini che nel loro esposto, che ha provocato l’apertura dell’inchiesta da parte della locale direzione distrettuale antimafia, avevano denunciato che «i camion delle imprese che lavorano al cantiere avrebbero riversato scarti di fonderia contenenti metalli pesanti e sostanze chimiche (nitrati, fluoruri, solfati, cloruri, bario, amianto, piombo, nichel) in notevole concentrazione».

La denuncia delle associazioni è partita dopo la morte di un cane che si era abbeverato a una pozza vicina al cantiere autostradale. Il comitato di cittadini aveva inoltre denunciato «un convoglio di 80 camion sospetti che di sera tra luglio e settembre del 2009, si dirigevano da Arzignano ai cantieri dell’autostrada Valdastico Sud». I camion provenivano da Crotone ed erano diretti verso i cantieri dell’A31 sul primo lotto tra Longare e Torri di Quartesolo.

Queste mobilitazioni sono preziose. La criminalità ambientale fa riferimento diretto al territorio ed è nel territorio che si evidenziano le manifestazioni del crimine: non passano inosservati decine di camion che scaricano di notte rifiuti in un cantiere dell’autostrada o i cumuli di rifiuti ferrosi che si accumulano in un capannone.

Le denunce degli abitanti e le reazioni delle autorità segnalano il livello di attaccamento ai beni comuni e le virtù civiche di una comunità.  Analoga vigilanza a quella messa in campo dagli abitanti del basso vicentino è stata messa in atto dagli abitanti di Battaglia Terme e di Pernumia [Pd], residenti nelle vicinanze degli stabilimenti della C&C di proprietà di Fabrizio Cappelleto, l’epicentro di uno dei casi più eclatanti di traffico illecito di rifiuti nel Veneto oggetto dell’indagine «Mercante di rifiuti» condotta da Giorgio Gava della procura di Venezia e proseguita nel procedimento che ha visto Cappelletto, nel processo di primo grado, patteggiare 3 anni mentre gli altri 11 imputati hanno ricevuto condanne per 40 anni.

Un grosso affare che vedeva coinvolte numerose ditte e tanti imprenditori, tutti del nord Italia. Il traffico faceva capo alla ditta C&C, che provvedeva ad utilizzare tonnellate di rifiuti tossici per l’impasto per i sottofondi stradali. L’inchiesta ha portato al sequestro di un cavalcavia a Padova e di un tratto della linea dell’Alta velocità tra Padova e Venezia. Lo stabilimento della C&C di Pernumia sorgeva all’interno di un grande stabilimento industriale, fino ad una trentina di anni orsono, interamente occupato dalla multinazionale Magrini Galilei che occupava oltre mille cinquecento dipendenti, tra cui molti abitanti dei paesi circostanti.

Malgrado gli accorgimenti messi in atto dal titolare della C&C per ostacolare la vigilanza da parte dei vicini sul traffico di camion in entrata ed in uscita – anche con urla e minacce da parte dei dipendenti della ditta -, i cittadini provvidero a raccogliere materiale caduto da uno dei camion e farlo analizzare da un laboratorio privato. I risultati furono inviati alla magistratura inquirente.

Più aspra e dura l’azione di denuncia del Presidio di san Pietro di Rosà [Vi], un gruppo di abitanti del paesino dell’alto vicentino impegnati per anni nell’opposizione all’insediamento della zincheria Valbrenta nei pressi dell’abitato della frazione di san Pietro. La denuncia principale riguardava proprio il possibile utilizzo delle fondamenta della zincheria per lo smaltimento di rifiuti tossico nocivi. Da segnalare il grave episodio, mai chiarito, dell’aggressione, il 27 novembre del 2003, al presidente del comitato Stefano Zulian, che viene colpito alla testa con tondini di ferro. In seguito all’aggressione, Zulian rimarrà in coma per un mese. Le denunce del comitato sulla presenza di sostanze nocive nelle fondamenta della zincheria, sono state corredate da un imponente apparato documentale e da analisi indipendenti.

Più in generale si assistite in Veneto, da almeno un paio di decenni, ad una mobilitazione puntiforme di comitati e associazioni per la difesa dei beni ambientali e contro progetti di infrastrutture ed opere ad alto impatto ambientale. Mobilitazione che, in qualche modo, corrisponde ad una vigilanza e un coinvolgimento di minoranze attive nei processi di cambiamento territoriale.

Questa mobilitazione delle minoranze venete consapevoli, spesso, non è accompagnata da una pari sensibilità istituzionale.

Nel corso dell’inchiesta sono stati iscritte nel registro degli indagati 27 persone tra imprenditori, titolari di laboratori di analisi e il presidente dell’A4 holding, Attilio Schneck, che è contemporaneamente anche presidente leghista della provincia di Vicenza, l’industriale vicentino dell’acciaio Antonio Beltrame e Luigi Persegato, meglio noto come fratello di Sandra Persegato, moglie di Giancarlo Galan, ex presidente del Veneto che ha appena patteggiato due anni e dieci mesi per corruzione nell’inchiesta Mose. Persegato risulta titolare della Coseco srl, che ha come oggetto sociale il movimento terra, la valorizzazione fondiaria e il riutilizzo di inerti di cava o miniera. Un sistema, quello dello smaltimento di rifiuti nei sottofondi stradali che permette un doppio guadagno: la ditta che deve fare il lavoro di riempimento risparmia sul materiale infilandoci dentro rifiuti e, allo stesso tempo, guadagna dallo smaltimento illecito.

La storia della Valdastico sud è costellata da più di qualche inconveniente: già nel novembre 2008 la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta aveva sequestrato i lotti 9 e 14 dell’autostrada perché realizzati da un’impresa del gruppo Italcementi, che usava cemento depotenziato. Nel 2012 il parlamentare padovano del Pd, Alessandro Naccarato, nella sua relazione sulle infiltrazioni mafiose nel Veneto, aveva dato notizia dell’inchiesta del Gruppo Interforze della Prefettura di Padova sul rapporto tra Serenissima Costruzioni spa – la società che ha avuto l’affidamento diretto di una parte importante dei lavori dell’autostrada – e una società appaltatrice, la Ctc srl. In particolare, è posta attenzione sul contratto di distacco del personale. «E’ emerso – ha dichiarato il parlamentare padovano – che dietro a Ctc c’è Luigi Conforto, originario di Catanzaro, all’attenzione degli inquirenti per la frequentazione di pregiudicati e perché in possesso di numerosi precedenti penali»

Anche la storia dell’affidamento diretto è un po’ particolare: la società autostradale Brescia – Padova per la costruzione della “Valdastico Sud” ha affidato una quota rilevante dei lavori a trattativa privata alla Serenissima Costruzioni, da essa stessa costituita nel 2002 (proprio l’anno in cui la commissione di valutazione d’impatto ambientale ha dato il via libera alla nuova autostrada) e della quale detiene il 70 per cento del capitale (il 30 per cento era della Mazzi Impresa Generale Costruzioni, impresa che ha finanziato ufficialmente la campagna elettorale del sindaco di Verona Flavio Tosi).