La corruzione non è un reato “pulito”, ma incide nella qualità delle opere eseguite. Lo chiarisce la relazione sullo stato di avanzamento dei lavori di bonifica nel sito di interesse nazionale di Venezia (Porto Marghera) discussa dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti (vedi qui)

Come nel caso dei lavori del Mose (vedi qui) anche per le bonifiche “sono stati lasciati indietro tutti i lavori più complicati e costosi – ha sottolineato Alessandro Bratti presidente della commisisone parlamentare d’inchiesta – con un pericolo molto forte: poiché i marginamenti attorno alle isole non vengono chiusi ma restano i varchi, l’opera di messa in sicurezza che prevede l’emungimento delle acque all’interno delle isole, nel momento in cui sono aperte con varchi da 20 a 80 metri è evidente che l’operazione di messa in sicurezza non è efficace: è un problema ambientale molto grave”.

E poi la bomba: “in conclusione l’ufficio del provveditorato interregionale per le opere pubbliche nella veste di committente dei lavori, per conto dello Stato, non esercitava e ne’ esercita tuttora, alcun effettivo controllo sia sul sistema di assegnazione, da parte del Consorzio Venezia Nuova, dei relativi subappalti, riguardanti il Mose e le bonifiche, sia sulla congruità dei corrispettivi erogati alle ditte subappalatrici, facenti parte del consorzio”.

La relazione ha il merito di porre l’attenzione sulla parte delle bonifiche dell’enorme (e criminale) sistema del Consorzio Venezia Nuova. L’accordo di programma del 2006 assegna al Magistrato alle acque – e al proprio soggetto attuatore Consorzio Venezia Nuova – il compito di messa in sicurezza di tutte le sponde (tranne quelle del porto) e di escavo e trasporto dei sedimenti presenti nei canali industriali lagunari.

Come ha chiarito uno dei nuovi commissari del Consorzio, Giuseppe Fiengo, nei lavori di bonifica è stato messa in opera uno dei sistemi truffaldini più raffinati e cioè il sistema del fuori quota: “la grossa anomalia del subappalto in relazione alle altre imprese venete, che erano destinatarie di questi lavori originariamente. Negli accordi originari, queste imprese avevano diritto a un 16 per cento, invece i lavori sono stati assegnati fuoriquota all’impresa Mantovani e all’impresa Socostramo”.

La Socostramo era la ditta sponsarizzata dall’ex ministro Altero Matteoli che è accusato di aver ricevuto tangenti dai due presunti registi della cricca, Mazzacurati e Baita, perché assicurasse il flusso di finanziamenti ai lavori di bonifica di Porto Marghera e che alla presidenza dell’organo di controllo, il Magistrato alle Acque, andasse una persona fidata, Patrizio Cuccioletta. Matteoli avrebbe preteso che la Socostramo ricevesse lavori per la bonifica pur non avendo nessuna competenza nel campo delle bonifiche.

In conclusione un dettaglio di colore (rilevato dalla senatrice Laura Puppato, componente delal commissione): Roberto Daniele, provveditore interregionale alle opere pubbliche per il Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, all’audizione di luglio 2015 si è presentato accompagnato dall’ingegnere Maria Adelaide Zito beneficiaria da parte del Consorzio Venezia Nuova di un incarico di collaudo così come dirigenti della Regione. I collaudi hanno impegnato un centinaio di milioni, “una somma assolutamente rilevante, per circa 45-50 collaudi. In relazione a questi incarichi affidati, ci sono, a dir poco, delle anomalie,  e davvero non si riesce a comprendere come non si evidenzi un conflitto d’interessi incredibile su questa vicenda relativa ai collaudi” ha denunciato la Puppato.