da L’Arena di Verona del 31 ottobre

Quella che ormai è qualcosa di più di un’impressione, a giudicare dagli atti processuali, è che la ‘Ndrangheta sia infiltrata e per bene nel nostro territorio. Che usi queste zone opulente e sonnacchiose per camuffare traffici illeciti attraverso società che lavorano nell’edilizia e che spesso neanche esistono se non sulla carta.

I nomi che girano sono sempre gli stessi, quelli del boss Nicolino Grande Aracri, già detenuto e quelli dei fratelli Vertinelli, Palmo e Giuseppe, in galera a loro volta. Sembra non avere più fine l’indagine Aemilia, messa a segno dai militari del Raggruppamento operativo speciale (Ros) di Bologna, assieme a quelli dei comandi di Reggio Emilia, Aosta, Crotone, Parma, Padova e Verona.

I fratelli Vertinelli, nonostante i sequestri subiti tra gennaio e luglio hanno riavviato le proprie attività imprenditoriali intestando ad ulteriori prestanome una nuova società: la Sime srl, con sede legale in via Ponte 128 a Sant’Ambrogio di Valpolicella (ora risulta casa privata affittata ad altre persone). Il cambio per sottrarsi alle indagini in Emilia Romagna e trasferendo alla Sime i subappalti precedentemente assegnati alle aziende già sottoposte a sequestro. In questo modo veniva mantenuta la disponibilità del patrimonio reale dell’azienda confiscata e riversati indebitamente asset riconducibili alle ditte sequestrate, compresi clienti, fornitori e maestranze.

Oltre alla Sime sono state interessate altre 11 aziende, 71 immobili, 22 autoveicoli e molteplici rapporti bancari e finanziari riconducibili ai fratelli Vertinelli. Il patrimonio sequestrato supera i 30 milioni di euro. I fratelli Vertinelli sono attualmente detenuti nel carcere Dozza di Bologna, per loro l’accusa è di associazione mafiosa, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Il provvedimento alternativo e cumulativo rispetto ai sequestri già disposti colpisce il patrimonio dei Vertinelli ritenuti emanazione imprenditoriale del sodalizio di matrice ‘ndranghetista attivo sul territorio emiliano con epicentro a Reggio Emilia collegato alla Cosca Grande Aracri di Cutro, ma capace di autonoma e localizzata forza di intimidazione.

Amministratore unico in carica (come da visura camerale) di Sime è Daniele Bonaccio. Sime era stata costituita nell’aprile 2011 da Massimiliano Cordiomi e Salvatore Riillo, Bonaccio ha acquistato il cento per cento delle quote Sime nel maggio 2015. Dalle intercettazioni telefoniche emergono frequenti contatti con Riillo e Palmo Vertinelli. Tra i dipendenti Sime figura Vittorio Amabile, marito di una delle sorelle di Palmo Vertinelli, già dipendente di un’altra delle sue società.La perquisizione nei confronti di Giuseppe Vertinelli, fratello di Palmo, ha portato al rinvenimento di diverse buste paga di dipendenti Sime, di documentazione contabile relativa a Sime, schede carburante sempre intestate a Sime. Anche un’Audi A8 intestata a Sime dove c’erano effetti personali di Vertinelli.

Daniele Bonaccio durante la perquisizione nella sua abitazione ha riferito agli inquirenti che gli chiedevano conto di scritture contabili di un «ufficetto», così lo ha definito a Montecchio Emilio. Edificio messo a disposizione dal figlio di Palmo Vertinelli, Antonio.

Il Ros ha scoperto che Bonaccio ha come commercialista Gaetano Calabretta, professionista di fiducia di Palmo, Bonaccio è stato anche dipendente di Top service, sempre di Palmo e Edilizia costruzioni. Dopo aver ceduto le quote Sime a gennaio 2015 è stato assunto da Sime diventando da proprietario, dipendente. Antonio Vertinelli risulta dipendente Sime. La società è titolare di tre conti correnti della Cassa di risparmio e Unicredit di Sant’Ambrogio di Valpolicella, ma vi risultano movimentazioni solo a partire da giugno 2015 a fronte dell’accensione avvenuta ad ottobre. Inoltre su un conto acceso a giugno in Unicredit risulta aver operato Palmo Vertinelli attraverso un bancomat. Su quel conto è stata accreditata una somma di 33 mila euro poi transitata sul conto di Palmo Vertinelli. Abbastanza per far ritenere ai giudici che la Sime sia riconducibile a Vertinelli e che lui e il fratello siano soci occulti di Sime.

Sequestrato anche l’intero patrimonio di Secav sr Unipersonale con sede a Roverchiara in via Crosara 2/b (anche qui ora risulta abitazione privata) e unità operative sempre a Montecchio Emilia e a Castelnuovo del Garda. Ispezionati anche quattro cantieri delle società a Verona, Bardolino e Rivoli.