Alle volte appariamo a noi stessi ingenui come bambini. Al momenti di pubblicare il dossier su conflitti d’interesse e disfunzioni della commissione Via della regione Veneto un paio d’anni fa (prima giunta Zaia), il sottoscritto immaginava che sarebbe venuto giù il mondo quando chi di dovere avesse letto (tra le altre cose): «risulta poi inquietante la nomina, a consulente esterno, di Erardo Garro ex responsabile della direzione geologia e attività estrattiva Regione Veneto, rinviato a giudizio per corruzione, in attesa di sentenza di primo grado».

Di quel dossier se ne parlò, ma non successe nulla. Tutti i consiglieri regionali ricevettero una cortese lettera, unitamente al dossier, in cui li veniva chiesto se volessero approfondire la cosa e incontrarci. E nessuno rispose. Sapemmo poi che quel dossier era stato utilizzato dagli inquirenti nelle indagini sul “sistema Mose”. Bene così.

Oggi i grillini veneti accendono i riflettori sul caso di Giovanni Artico, dirigente regionale, imputato nel processo Mose e incaricato di far parte dello staff del direttore dell’Area Bilancio, Affari Generali, Demanio Patrimonio e Sedi dove (scrive Vvox), con uno stipendio di 110 mila euro lordi, dovrà occuparsi di individuare palazzi, enti ed organismi che gravano direttamente o indirettamente sul bilancio regionale.

Se c’è una cosa che la vicenda Mose-Consorzio Venezia Nuova ha svelato con nitidezza è il ruolo dell’apparato burocratico amministrativo nei sistemi corruttivi. Un ruolo ben più decisivo oggi che negli anni della prima tangentopoli. Se nella tangentopoli degli anni ottanta e novanta i cosiddetti tecnici avevano un ruolo di collegamento e intermediazione tra il sistema delle imprese e quello dei partiti, a giudicare dalle vicende emerse dall’inchiesta veneziana, la frantumazione dei partiti ha indotto i tecnici ad assumere il ruolo di protagonisti attivi nel rapporto con il mondo delle imprese. Un rapporto più diretto, garantito da un sistema di convenienze reciproche tra «tecnici» e imprenditori.

Ecco perchè è bene accendere i riflettori su quanto accade nelle burocrazia regionale – e nelle numerose burocrazie satelliti – anche rischiando, tutte le volte, di apparire un po’ ingenui.