A Verona abbiamo assistito in questi ultimi due anni ad uno stillicidio di campanelli di allarme: non solo sulla “semplice” presenza della criminalità organizzata ma sui link tra questa e l’amministrazione veronese (per un’ampia disanima di questi casi vedere qui). Se la commissione parlamentare antimafia ha chiesto l’istituzione della commissione d’accesso (l’anticamera dello scioglimento per infiltrazione mafiosa) per il comune di Verona un motivo ci sarà.

Ma è difficile afffrontare questo pesantissimo nodo con determinazione e tranquillità almeno per due ordini di motivi:

1) perchè il sindaco Flavio Tosi ha stretto un patto con Renzi assurgendo così al ruolo di leader nazionale. Pazienza che Tosi nasca leghista con simpatie verso l’estrema destra: la danza immobile del potere pretende di allegerirsi di inutili pesi – coerenza, ideali, programmi – per perseguire potere, opportunità e complicità. Sembra banale dirlo, ma scavare nel sistema Tosi e nel suo entourage è un po’ più arduo se l’uomo è circondato da alleanze potenti. Chi, come Michele Bertucco (capogruppo in consiglio comunale del Pd), combatte da anni una battaglia limpida e tenace per fare chiarezza nell’amministrazione veronese deve subire l’isolamento nel suo stesso partito.

2) c’è un problema che riguarda Verona e un po’ tutto il nord: è difficile “riconoscere” le mafie. E non perchè i mafiosi siano simili a noi – e lo sono, ci mancherebbe -,  ma perchè le persone che popolano il mondo che loro frequentano – il mondo degli affari a ridosso della politica – non si comporta poi in modo molto diverso da loro (apparentemente). “Solo nei mercati nei quali le modalità poco ortodosse e le pratiche illegali sono già diffuse gli imprenditori di origine criminale possono passare inosservati” scrive il sociologo Vincenzo Ruggiero. Ed è il caso di Verona – e di tutto il Veneto – dove le pratiche illegali, truffaldine e di accordo corruttivo con la politica hanno rappresentato strade importanti per l’affermazione di carriere imprenditoriali. Utilizzando stratagemmi e dispositivi che la criminalità organizzata ha potuto condividere senza problemi.