Verrebbe da pensare ad una maledizione: i pochi tentativi “riformisti” portati avanti da amministrazioni padovane sono destinati al fallimento, ieri il tram con Zanonato e oggi il porta a porta con la Destro.

Certo le vicende non sono sovrapponibili e il gioco delle similitudini alle volte è pericoloso, ma forse vale la pena di percorrerlo e di capire che cosa, in tutte e 2 le vicende è andato storto e perché.

Con le dovute cautele le due proposte hanno in comune:

1)    un segno ambientalmente sostenibile

2)  interferiscono con le abitudini consolidate delle persone

3)  aggrediscono problemi e cicli complessi

Insomma decisioni importanti e coraggiose, perlomeno sulla carta.

Ho l’impressione che i motivi, perlomeno alcuni, che hanno portato al fallimento le due riforme possano essere ricondotte a questi “semplici” argomenti:

1)    una sottovalutazione della portata delle proposte. In tutti e due i casi si è tentato di minimizzare la portata dei cambiamenti impliciti in queste scelte: come dire il cambiamento lo provochiamo ma non spaventatevi, non è nulla di traumatico. Zanonato parlava di semplice mezzo di trasporto solo più efficiente cercando di minimizzarne gli impatti (anche quelli positivi), la Destro parlava (e ancora parla) di operazione di decoro, di maquillage urbano. Si è voluto rimuovere l’impatto che le operazioni potevano avere nella vita complessiva della città: in una caso il portato di riqualificazione urbanistica e sociale che il tram avrebbe portato con se e dall’altra il possibile ridisegno del ciclo dei materiali e dei consumi a cui una corretta politica dei rifiuti allude.

2)  la partecipazione non è optional ne’ un operazione di marketing. Questo concetto viene alle volte agitato in campagna elettorale o dall’opposizione di turno ma è evidentemente estraneo al Dna delle principali culture politiche presenti in città ( se permettete, con qualche eccezione…). In tutti e due i casi (forse la Giunta Destro si è comportata con meno arroganza, ma questo è dovuto a minor “solidità” politica) il cittadino è stato trattato come un bambino a cui, se va bene, si spiega “qualcosina” ma che non si deve agitare, perché i “grandi”, col tempo risolvono tutto… si ignora insomma, se non altro dal punto di vista dell’efficacia, che le proposte complesse devono tener conto del punto di vista, certo multiforme e non assoluto, del cittadino che in quanto abitante della città è “esperto”, al pari dei tecnici, anche se con altri linguaggi, delle cose che lo riguardano. Da un punto di vista non solo efficientistico si tratta di sperimentare un allargamento della democrazia: verrebbe da chiedersi se interessa ancora ad una certa sinistra…

3)  In tutti e due i casi l’opposizione, nel caso del porta a porta una parte di questa, si è gettata a pesce in una battaglia che non esito a definire demagogica e senza proposta. Un’opposizione che rinuncia a dare indicazioni progettuali: così come oggi la Giunta Destro ha, di fatto, lasciato passare anni senza concludere nulla sull’affaire tram, dall’altro verrebbe da chiedersi cosa farebbero DS e Margherita, una volta al governo della città, per schiodarci dal 14 per cento di raccolta differenziata con i relativi impatti economici e ambientali che questo comporta.

La morale di questa storia? In consiglio comunale siedono, da una parte e dall’altra, i protagonisti di tutti e due i fallimenti e, praticamente, solo loro. Come dire che il ceto politico padovano non è all’altezza del governo di un sistema complesso come una città: non riesce a promuove le necessarie “riforme”, imprimere i cambiamenti di cui c’è urgentemente bisogno. Con questo non intendo alimentare qualunquismo, i due schieramenti non sono equivalenti, ma appunto per questo penso che a sinistra si debba registrare una cambiamento di rotta per esprimere al meglio una progettualità nuova che batta la destra.

Occorre allora che emerga una forza che rinnovi radicalmente il ceto politico in questa città. Ci sono 2 anni di tempo: gli uomini e le donne di buona volontà si facciano avanti.

2005 – il Mattino