E due. Con la costituzione della cooperativa lavoratori della Fonderia [Clf] il secondo stabilimento della provincia di Padova, per evitare la chiusura, passa nelle mani di una cooperativa di lavoratori.

Il 18 settembre del 2010 l’inaugurazione della nuova «Modelleria Quadrifoglio», che produce stampi per fonderie, gestita direttamente dai dipendenti, in tutto una quindicina, attraverso una cooperativa.

Ora è il turno delle fonderie Zen, una fabbrica con 141 dipendenti ad Albignasego, alle porte della città del Santo. Qui vengono fabbricati componenti per auto e macchine agricole. Si tratta di uno degli stabilimento del gruppo di Florindo Garro che nel 2008 contava più di 3mila dipendenti e un fatturato di 510 milioni di euro. Un fabbrica di tutt’altre dimensioni rispetto alla Quadrifoglio, ma che ha attraversato vicissitudini economiche simili.

Dopo due anni di gestione dell’amministrazione straordinaria, il destino segnato era quello dei libri contabili in tribunale, della chiusura dello stabilimento e dello sgocciolare dei mesi di cassa integrazione. La raccolta di quote tra i lavoratori – una parte della liquidazione, per un massimo di 2mila euro a testa – , la costituzione della cooperativa – con un capitale sociale di 250 mila euro – e la parallela costituzione di una srl, tra i dirigenti dell’azienda, hanno mutato il corso degli eventi.

La cooperativa e la società dei dirigenti hanno avanzato la proposta d’interesse per l’acquisizione della società, la proposta è stata valutata positivamente dal ministero ed ora rimangono solo pochi mesi e alcuni passaggi burocratici in vista dell’acquisizione ufficiale da parte della nuova società, della vecchia società Zen srl ora in liquidazione. Anche Veneto Sviluppo ha dimostrato interesse per l’operazione ed è atteso l’annuncio di un impegno concreto da parte della finanziaria regionale .

La produzione sarà governata da una società a responsabilità limitata con una quota di maggioranza in mano alla società degli ex dirigenti, ma alla cooperativa dei lavoratori spetta una quota intorno al 15 per cento. «La proposta dei lavoratori si è dimostrata la sola strada percorribile, in due di amministrazione straordinaria non è pervenuta nessuna proposta seria da parte di imprenditori – racconta Antonio Silvestri, segreterio generale della Fiom – Cgil di Padova che ha seguito e sostenuto i dipendenti in questi anni -, solo la determinazione dei dipendenti ha consentito di salvare questa realtà produttiva che, a detta di molti osservatori, ha un mercato e la possibilità di reggere e svilupparsi»..

La notizia fa da contrappunto ai numeri, usciti in questi giorni, delle aziende venete che hanno trasferito la loro produzione all’estero: 720 nel corso del 2011 con 13mila posti di lavoro evaporati.

«Ci sono le condizioni perché maturi una bella esperienza – racconta Silvestri -, i rappresentanti della cooperativa in consiglio d’amministrazione potrebbero seguire il campo della sicurezza sul lavoro e della tutela ambientale, sviluppando saperi e responsabilità».

Esiste una storia, poco conosciuta, di aziende italiane rilevate, spesso adottando la forma cooperativa, dai lavoratori. Un fenomeno relativamente diffuso negli anni ’70 a seguito dell’esplodere della crisi di quegli anni. Solo in provincia di Padova, aziende metalmeccaniche come la Zetronic o la Capica furono salvate dalla gestione operaia. A servizio delle aziende autogestite si formarono, alla fine degli anni ’70, in diverse città del nord – Verona, Venezia, Milano, Torino, Reggio Emilia – le Mag, cooperative di autogestione finanziaria ancor oggi operanti.

Una storia fatta anche di successi imprenditoriali come quella della trentina Risto3, nata nel 1979 dall’iniziativa di venti cuoche rimaste senza lavoro, che hanno costituito negli anni un piccolo colosso che oggi fattura una quarantina di milioni di euro.

Gennaio 2012 – Il Corsaro